Contenuto verificato • Ultimo aggiornamento: Marzo 2026
La storia della donna nella civiltà non è un capitolo a parte. È il capitolo principale — quello che è stato strappato, rilegato di nascosto, archiviato nel sottoscala. Quello che ogni generazione ritrova con stupore, come se fosse la prima volta.
Questo post non è un atto di cortesia per l’8 marzo. Non è una lista di elogi. È un tentativo, imperfetto ma sincero, di restituire la misura esatta di ciò che le donne hanno fatto per questa civiltà — e di ciò che ancora fanno, ogni giorno, spesso in silenzio.
“Se non ci fossero state le donne, non saremmo qui. Nessuno di noi. Nemmeno chi scrive.”
Prima dell’Inizio — Il Sacro aveva un Volto Femminile
Molto prima che qualcuno costruisse una cattedrale, un tempio o una moschea, l’umanità si inginocchiò davanti a un’immagine. Era scolpita nell’oolite, alta undici centimetri, modellata da mani ignote circa ventottomila anni fa. Era il corpo di una donna.
La Venere di Willendorf, scolpita circa 28.000 anni fa, è esposta al Naturhistorisches Museum di Vienna. È considerata la prima opera d'arte religiosa della storia umana. Il corpo di una donna come prima idea del sacro. Ritrovata nel 1908 lungo il Danubio, in Austria — è la prima raffigurazione sacra che l'umanità abbia mai prodotto. Non un guerriero. Non un re. Una donna. Con le forme accentuate della fertilità, le braccia conserte sul petto, il volto quasi cancellato: non importa chi fosse. Importa ciò che rappresentava. La vita stessa.
Questo schema si ripete in ogni cultura del mondo antico. Ishtar in Mesopotamia, signora del cielo e della guerra. Iside in Egitto, capace di resuscitare i morti con la forza del suo amore. Gaia in Grecia, il corpo stesso della Terra. Shakti nell’induismo, l’energia primordiale senza la quale nessun dio può agire. Pachamama nelle Ande, madre del cosmo.
Il principio creativo, nell’immaginario di quasi tutte le civiltà premonoteiste, era femminile. Il cosmo era concepito come un grembo. La creazione come atto materno — non paterno.
L’umanità ha pregato una donna molto prima di pregare un uomo. È un fatto storico. Non un’opinione.

Il Corpo che Genera il Mondo — La Maternità come Atto Civile
Esiste un momento, intorno alla venticinquesima settimana di gestazione, in cui un feto inizia a rispondere alla voce. Non a tutte le voci — a quella specifica. Quella che proviene da dentro. La voce della madre è il primo suono che ogni essere umano impara a riconoscere, ancora prima di nascere.
Da questo legame primordiale nasce tutto il resto. Prima del linguaggio scritto, prima della legge, prima delle istituzioni — c’è la voce della madre. È la prima forma di trasmissione culturale che l’umanità abbia mai conosciuto.
Non è un caso che le lingue si chiamino “lingue madri”. Non è retorica. È antropologia. La lingua che parliamo, i suoni che riconosciamo come “nostri”, i ritmi del discorso che associamo alla sicurezza e all’appartenenza — tutto questo ci è stato trasmesso da una donna, nei primissimi anni di vita, quando il cervello è ancora argilla morbida.
Le tradizioni alpine che raccontiamo ogni mese nella serie Heritage di Autolinee Svizzere sono sopravvissute ai secoli non attraverso i libri — attraverso le donne. Nelle filande ticinesi, attorno ai fuochi delle cascine d’alpe, nei canti delle mondine. Le madri alle figlie, le nonne alle nipoti, le badesse alle novizie. La trasmissione orale come atto politico inconsapevole, generazione dopo generazione.
Cancellate dalla Storia. Ma Sempre Presenti.
Per millenni la storia ufficiale è stata scritta da uomini, su uomini, per uomini. Non per cattiveria — per abitudine. Le donne erano ovunque — nei laboratori, nelle corti, nei campi di battaglia, nelle officine. Semplicemente non venivano nominate.
Eppure i nomi ci sono. E bastano pochi esempi per capire quanto sia stata vasta la cancellazione.
Ipazia di Alessandria (circa 360–415 d.C.) era matematica, astronoma e filosofa. Dirigeva la biblioteca di Alessandria in un’epoca in cui le donne non erano considerate capaci di pensiero astratto. Venne assassinata per le sue idee. La sua opera matematica è andata in gran parte perduta.
💡 Curiosità storiche
Ipazia di Alessandria — Prima donna della storia a dirigere un'istituzione scientifica di rango mondiale. Commentatrice di Tolomeo e Diofanto, insegnante di filosofia neoplatonica. La sua morte, nel 415 d.C., è spesso citata come uno dei simboli della fine del mondo antico.
Ildegarda di Bingen (1098–1179) era compositrice, medica, teologa e botanica. Descrisse 230 malattie e le proprietà terapeutiche di 60 piante medicinali. La medicina moderna ha riscoperto alcune delle sue intuizioni solo secoli dopo.
Artemisia Gentileschi (1593–1656) fu la prima donna ammessa all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Per secoli molte sue opere vennero attribuite al padre.
Marie Curie (1867–1934) è l’unico essere umano nella storia ad aver vinto il Premio Nobel in due scienze diverse — Fisica nel 1903 e Chimica nel 1911. Fu inizialmente esclusa dall'Académie des Sciences di Parigi perché donna.
Rosalind Franklin (1920–1958) contribuì in modo decisivo alla scoperta della struttura del DNA. I suoi dati vennero usati da Watson e Crick senza il suo consenso. Il Nobel del 1962 andò a loro.
La Svizzera e il Voto alle Donne — Una Ferita Tardiva
C’è un dato che sorprende sempre, anche chi conosce bene la storia europea. La Svizzera — paese di libertà, democrazia diretta, orologi di precisione e cioccolato impeccabile — ha concesso il diritto di voto alle donne solo nel 1971.
Il suffragio femminile in Svizzera — Il voto femminile fu introdotto il 7 febbraio 1971 con referendum popolare. Eppure oggi la Svizzera è al 12° posto nel Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum. Come è possibile, partendo da così indietro? Attraverso le donne stesse. Che non hanno aspettato il permesso per cambiare le cose.
Questo dato non è una critica alla Svizzera. È uno specchio. Riflette la resistenza culturale che le donne hanno incontrato ovunque — e che hanno vinto, con una pazienza che non ha nulla di rassegnato e tutto di strategico.
L’Italia aveva riconosciuto il voto alle donne nel 1945. La Francia nel 1944. La Svizzera nel 1971. E l’ultimo cantone — Appenzello Interno — non si è arreso volontariamente: ci è voluta una sentenza del Tribunale Federale, nel 1990, per imporlo.
Questo dato non è una critica alla Svizzera. È uno specchio. Riflette la resistenza culturale che le donne hanno incontrato ovunque — e che hanno vinto, con una pazienza che non ha nulla di rassegnato e tutto di strategico.
Dal Primo Vagito all’Età Adulta — Il Dono che Non Finisce Mai
Questa è la sezione più difficile da scrivere. Non perché manchino le parole — perché le parole giuste per descrivere il legame madre-figlio non esistono ancora, in nessuna lingua, e forse mai ci saranno…
Il legame madre-figlio è il progetto più lungo e complesso che un essere umano possa intraprendere. Dura decenni. Cambia forma continuamente. Non smette mai — nemmeno quando uno dei due non c’è più.
Inizia prima della nascita, con quella voce che il feto impara a riconoscere nel silenzio liquido dell’utero. Continua con il primo allattamento — un atto semplice e rivoluzionario, in cui si innesca una cascata di ossitocina che neurologi e psicologi hanno studiato per decenni senza riuscirne a esaurire la complessità.
Il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott scrisse negli anni Cinquanta che la madre è il primo “specchio” che il bambino incontra: nel volto della madre, il bambino vede sé stesso per la prima volta. Non metaforicamente. Letteralmente. Il riconoscimento di un’identità passa attraverso lo sguardo di una donna.
Poi arriva l’adolescenza — e il legame sembra rompersi. Ma non si rompe: si trasforma. Il conflitto dell’adolescente con la madre è, paradossalmente, un atto d’amore. La madre che regge quel conflitto — senza cedere, senza scomparire — fa forse la cosa più difficile della propria vita.
E poi c’è il momento in cui il figlio diventa genitore. Ed è in quel momento, spesso, che capisce. Non tutto — ma molto. Quello che era ovvio lo diventa di più. Quello che sembrava banale si rivela enorme.
Non esiste curriculum vitae più lungo e non retribuito di quello di una madre.
La prima patria di ogni essere umano è il corpo di sua madre. Tutto il resto — la lingua, la cultura, la nazione, la fede — viene dopo.
Le Donne che hanno Cambiato le Alpi
La storia delle Alpi ha un volto maschile nei libri di storia. Condottieri, abati, mercanti, ingegneri. Ma ha un volto femminile nella realtà — e nella memoria viva dei luoghi.
Le casare degli alpeggi ticinesi — di cui abbiamo parlato nel post dedicato a L’Alpeggio Ticinese — erano le custodi di un sapere millenario. Le tecniche di caseificazione, i tempi di stagionatura, le proporzioni degli innesti: tutto trasmesso oralmente, di madre in figlia, per generazioni. Nessun libro. Nessuna certificazione. Solo la voce, le mani e la memoria.
Le pellegrine della Via Francigena — di cui abbiamo raccontato la storia nel post La Svizzera dei Pellegrini — erano spesso donne che nel Medioevo affrontavano mesi di viaggio verso Roma, la Terra Santa di Gerusalemme o il sepolcro di San Giacomo a Santiago de Compostela in Galizia, in molti casi sole e spesso in pericolo. La devozione come forma di libertà.
Le badesse e fondatrici di ospizi alpini — figure oggi quasi dimenticate — hanno costruito reti di assistenza ai viaggiatori che attraversavano i valichi. Strutture di ospitalità, cura, educazione. Erano anche gestori economici, mediatori politici, figure di autorità riconosciuta.
Le filatrici e ricamatrici dell’arco alpino hanno prodotto, nei secoli, un patrimonio tessile di straordinaria complessità. Per approfondire il legame tra memoria, tradizione e cultura alpina, leggi anche il post sulle Cattedrali del Vento.
La storia delle Alpi ha un volto maschile nei libri e un volto femminile nella realtà.
Esperta di turismo culturale alpino con oltre 10 anni di esperienza è l'autrice dei post HERITAGE tra Svizzera e Italia. Specializzata in storia, miti, leggende, tradizioni ed eventi religiosi.
✓ Questo articolo è basato su fonti storiche, scientifiche e istituzionali verificate.Il 73% — Le Donne che Leggono Heritage
C’è un dato interno alla newsletter di Autolinee Svizzere che ci ha fatto riflettere a lungo. Il 73% di chi legge i post Heritage ogni settimana è donna.
Non è una sorpresa. È una conferma. Le donne sono storicamente le custodi della memoria familiare e collettiva. I libri di famiglia. Le ricette. I racconti dei nonni. Le fotografie di matrimonio. Le donne sono quelle che ricordano — e quelle che trasmettono.
E il viaggio come esperienza collettiva è quasi sempre organizzato da una donna. Il pellegrinaggio di gruppo, la gita scolastica, la visita al santuario — nella stragrande maggioranza dei casi c’è una donna che ha detto “andiamo” e poi ha pensato a tutto il resto.
Cara lettrice — questo post è scritto per te. Ma anche, in un certo senso, da te. Perché senza la curiosità, la cura e la tenacia delle donne che leggono Heritage ogni settimana, questa serie non avrebbe senso di esistere.
Se questo post ti ha toccato, condividilo con una donna importante della tua vita. Una madre. Una figlia. Un’amica. E se non sei ancora iscritta alla newsletter Heritage, ti aspettiamo — arriva due volte al mese, senza pubblicità, solo storie.
Cosa Resta da Fare — Perché l’8 Marzo non Basta
L’8 marzo non è una conquista da celebrare. È un promemoria.
Un promemoria che in Svizzera — uno dei paesi più ricchi e avanzati del mondo — il gender pay gap si attesta ancora intorno al 18% (Ufficio Federale di Statistica, 2023). Che le donne continuano a svolgere circa il 70% del lavoro di cura non retribuito — bambini, anziani, case — senza che questo compaia in nessun PIL, in nessun bilancio aziendale, in nessuna statistica della crescita.
Che la violenza domestica resta una delle principali cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni in Europa. Che nei consigli di amministrazione delle principali aziende svizzere le donne rappresentano ancora meno di un terzo dei membri.
Questi dati non sono qui per indignare. Sono qui per misurare la distanza tra dove siamo e dove potremmo essere. Una distanza che le donne — come sempre — stanno già lavorando per colmare.
L’8 marzo è importante. Ma è un giorno. Il lavoro è ogni giorno dell’anno.

Domande Frequenti sulle Donne nella Storia
La Giornata Internazionale della Donna ha radici nei movimenti operai e suffragisti di inizio Novecento. Il Socialist Party of America dichiarò il 28 febbraio 1909 "National Woman's Day". La data dell'8 marzo fu adottata internazionalmente nel 1921, in ricordo di scioperi e manifestazioni femminili. L'ONU la riconobbe ufficialmente nel 1977. In Italia e Svizzera è diventata un momento di riflessione sulla condizione femminile nella società.
Non si tratta di una singola civiltà, ma di una tendenza universale del Paleolitico e del Neolitico. Le più antiche raffigurazioni rituali — come la Venere di Willendorf (circa 28.000 a.C.) — rappresentano figure femminili legate alla fertilità e alla creazione. In Mesopotamia, Egitto, Grecia, India e nelle Americhe precolombiane, il principio divino creativo era spesso femminile, molto prima che si affermassero i monoteismi patriarcali.
Per la psicologia dello sviluppo, il legame madre-figlio è fondativo per la costruzione dell'identità. Donald Winnicott (1953) descrisse la madre come il primo "specchio" del bambino: è nel volto materno che il neonato inizia a costruire il senso di sé. John Bowlby (teoria dell'attaccamento, 1969) dimostrò che la qualità del legame precoce con la figura di accudimento principale influenza profondamente la capacità di costruire relazioni nel corso della vita.
In Svizzera il suffragio femminile a livello federale fu introdotto il 7 febbraio 1971, con referendum popolare. Fu uno degli ultimi paesi dell'Europa occidentale a farlo — l'Italia lo aveva riconosciuto già nel 1945. Il Canton Appenzello Interno rimase l'unica eccezione fino al 1990, quando il Tribunale Federale impose l'estensione del suffragio. Nonostante il ritardo storico, la Svizzera è oggi tra i paesi con i migliori indicatori di parità di genere in Europa.
Tra le figure più significative: Ipazia di Alessandria (matematica e astronoma, IV-V sec. d.C.), prima donna a dirigere un'istituzione scientifica di rango mondiale; Ildegarda di Bingen (1098-1179), medica e naturalista medievale; Marie Curie (1867-1934), unico essere umano ad aver vinto il Nobel in due scienze diverse; Rosalind Franklin (1920-1958), che scoprì la struttura del DNA senza essere inclusa nel Nobel assegnato a Watson e Crick nel 1962.
Le donne hanno svolto un ruolo centrale e spesso invisibile nella trasmissione della cultura alpina. Le casare degli alpeggi ticinesi tramandavano oralmente le tecniche casearie di generazione in generazione. Le filatrici e ricamatrici conservavano nei tessuti simboli e narrazioni culturali. Le pellegrine medievali portavano devozione e cultura attraverso i valichi alpini. La serie Heritage di Autolinee Svizzere dedica attenzione costante a queste figure, spesso assenti dai libri di storia ufficiale.
Per organizzare una gita culturale in gruppo — parrocchia, associazione, scuola o gruppo di amiche — il primo passo è scegliere una meta significativa: un santuario mariano come la Madonna del Sasso, un monastero storico, un sito UNESCO. Autolinee Svizzere Private SA offre autobus, minibus e minivan con autista professionista, con partenza dal Canton Ticino verso qualsiasi destinazione in Svizzera ed Europa. Per un preventivo gratuito: +41 91 863 13 15 oppure alla pagina Contatti.
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Fonti e Riferimenti Bibliografici
- Gimbutas, M. (1989). The Language of the Goddess. Thames & Hudson, Londra.
- Winnicott, D.W. (1953). Transitional Objects and Transitional Phenomena. International Journal of Psycho-Analysis.
- Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss, Vol. 1. Basic Books, New York.
- De Casper, A.J. & Fifer, W.P. (1980). Of Human Bonding: Newborns Prefer Their Mothers’ Voices. Science, 208(4448).
- Ufficio Federale di Statistica Svizzero (2023). bfs.admin.ch
- World Economic Forum (2023). Global Gender Gap Report 2023. Ginevra.
- Wikipedia IT — Venere di Willendorf
- Wikipedia IT — Ipazia
- Wikipedia IT — Suffragio femminile in Svizzera
- Wikipedia IT — Marie Curie
📅 Ultima verifica delle fonti: Marzo 2026













