Le Cinque Terre e le Riviere Liguri: storia, miti e paesaggi tra mare, uliveti e caruggi
Dal Passo della Ruta alle terrazze UNESCO, lungo la costa più amata d'Italia
I Liguri, Roma e l'origine di un paesaggio millenario
Molto prima che i Romani costruissero la loro grande arteria costiera, queste terre erano abitate dai Liguri, popolazione pre-indoeuropea (o di transizione) che per secoli resistette all'espansione romana con una tenacia che persino Tito Livio definì "degna di rispetto". I Liguri abitavano le alture, conoscevano ogni sentiero tra l'Appennino e il mare, praticavano la transumanza e una pesca stagionale che lasciava poco spazio alla sedentarietà. I loro insediamenti — castella in altura, più che villaggi costieri — testimoniano una civiltà adattata al terreno piuttosto che dominatrice di esso.
Con la conquista romana della Liguria (II secolo a.C.) arriva il grande cambiamento: Roma costruisce strade, fonda colonie, e impone una logica di controllo territoriale che trasformerà per sempre il paesaggio. La regione entra nella sfera dell'Agro Pisano e poi della Regio IX Liguria, e i porti naturali — Genua, Portus Veneris, il futuro Luna — diventano snodi fondamentali del commercio tirrenico.
La Via Aurelia e il Passo della Ruta: una strada consolare tra due golfi
Nel 241 a.C., il censore Gaio Aurelio Cotta fa costruire la strada che porta il suo nome: la Via Aurelia ? Via Aurelia (SS1) — Consolare romana che da Roma raggiungeva la costa tirrenica fino a Pisa, Genova e poi — in età imperiale — verso la Gallia Narbonense. Lunga oltre 1.600 km nel suo percorso originale, è ancora oggi in larga parte tracciata sull'antico sedime romano. . La strada parte da Roma, risale la costa tirrenica, supera Pisa e raggiunge Genova, proseguendo poi verso la Gallia attraverso quella striscia di terra tra le Alpi Marittime e il mare che i Romani chiamavano Alpes Cottiae. Per secoli, questa arteria è la spina dorsale del Mediterraeno occidentale: pellegrini, legioni, mercanti di spezie, oratori, lavoratori stagionali — tutti percorrono la Via Aurelia.
Il tratto ligure tra Recco e Rapallo non segue la costa in modo diretto: i promontori rocciosi e le forre profonde costringono la strada a cercare un varco nell'entroterra. Nasce così il Passo della Ruta, un valico collinare a circa 340 metri di quota che diventa il cardine di questo pezzo di Liguria.
La Ruta: dove si apre il Tigullio
Percorrere oggi la strada della Ruta è un'esperienza che vale ben più di una semplice deviazione. Dal versante di Recco si sale attraverso boschi di castagno e macchia mediterranea, con qualche tornante che rivela scorci improvvisi sul Golfo Paradiso. Al culmine del passo — segnalato con poca enfasi da un cartello stradale — si ha la visione che i viaggiatori del Grand Tour descrivevano come "una delle più belle d'Italia": il Golfo del Tigullio si apre a ventaglio, con Rapallo in fondo alla baia, Santa Margherita Ligure sulla riva destra, e sullo sfondo, come un fondale dipinto, la sagoma boscosa del promontorio di Portofino.

Lungo il tracciato della Ruta passarono nei secoli anche i pellegrini della Via Francigena, quella rete di strade che dall'Inghilterra e dal nord Europa conduceva a Roma. Il ramo ligure della Francigena seguiva in parte la Via Aurelia, e il passo della Ruta era uno dei punti di passaggio obbligato per chi, venendo da Genova, si dirigeva verso Luni (la tappa principale in Liguria) e poi verso la Toscana.
Il Golfo del Tigullio: Rapallo, Santa Margherita e l'ombra di Portofino
Discesi dal passo, ci troviamo nel cuore della Riviera di Levante: quel tratto di costa che si estende da Genova fino alla Spezia, caratterizzato da promontori selvaggi, insenature protette e borghi che sembrano dipinti su una tela verticale. Il Golfo del Tigullio — il nome viene dal romano Portus Tigulii, che corrisponde all'odierna Sestri Levante — è forse il cuore più raffinato di questa riviera.
Rapallo, con il suo lungomare di palme e le belle ville liberty, fu il luogo prediletto di numerosi intellettuali europei di inizio Novecento. Ezra Pound vi soggiornò per oltre vent'anni, Friedrich Nietzsche vi scrisse alcune pagine dell'Eterno Ritorno, e Max Beerbohm vi trascorse l'ultima parte della sua vita. Il castello sul mare, costruito nel 1551 come difesa contro le incursioni saracene, è ancora oggi uno dei simboli più fotografati della riviera.
"Il mare di Rapallo ha qualcosa di irreale, come se ogni onda portasse con sé un verso di poesia non ancora scritto."— Parafrase libera dallo spirito dei diari di Ezra Pound a Rapallo, anni Venti del Novecento
Santa Margherita Ligure, a pochi chilometri da Rapallo, è il contraltare elegante: ville dipinte in ocra e rosa, un porto ordinato con rimessaggi storici, e quella luce particolare del pomeriggio che illumina le facciate come un'acquarellista attenta. Da qui parte il servizio di battelli verso Portofino, il borgo-icona conosciuto in tutto il mondo per le sue casette colorate che si specchiano nell'acqua verde del porticciolo.

Le Cinque Terre: come nasce un paesaggio culturale UNESCO
Nel novembre 1997 l'UNESCO iscrive le Cinque Terre nella Lista del Patrimonio dell'Umanità come paesaggio culturale — una categoria che non riguarda solo la bellezza estetica, ma riconosce la secolare interazione tra uomo e natura. Due anni dopo, nel 1999, nasce il Parco Nazionale delle Cinque Terre, il più piccolo parco nazionale d'Italia per superficie (circa 3.860 ettari), ma uno dei più densi di biodiversità e storia.
Ma quando è iniziata questa storia? I primi insediamenti documentati risalgono all'Alto Medioevo — XI e XII secolo — quando le famiglie feudali degli Obertenghi (marchesi che controllavano questo tratto di Liguria orientale) fondano le prime strutture difensive sui promontori rocciosi. La posizione scelta è deliberatamente difficile: meglio un borgo arrampicato sulla rupe, quasi impossibile da assalire via mare, che una spiaggia comoda ma esposta ai corsari.
Dal XIII al XV secolo, la Repubblica di Genova prende progressivamente il controllo di questi borghi, che diventano parte integrante del sistema commerciale genovese. Il vino prodotto sulle terrazze — in particolare il prezioso Sciacchetrà — viene esportato verso i mercati del Mediterraneo orientale. I pescatori delle Cinque Terre, esperti nelle acque di fondali rocciosi, forniscono pesce secco e conservato alle flotte genovesi in partenza per i lunghi viaggi.

Monterosso al Mare: il gigante gentile delle Cinque Terre
Monterosso al Mare è il borgo più grande e il più a nord delle Cinque Terre, nonché l'unico con una vera spiaggia sabbiosa — quella di Fegina, nella parte nuova del paese. La parte storica, il caruggio medievale protetto dalla Torre Aurora (XIV secolo), conserva un'atmosfera che il turismo di massa ha sfiorato senza riuscire a travolgere del tutto.
La chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel 1244 in stile gotico genovese con la caratteristica alternanza di strisce di marmo bianco e serpentino verde, è uno degli esempi più belli di architettura romanico-gotica ligure. A poca distanza, il convento dei Cappuccini sorge sull'altura di Sant'Antonio: fondato nel 1622, custodisce un crocifisso ligneo del XII secolo e una tela attribuita a Van Dyck durante il suo soggiorno genovese.

Vernazza: la più pittoresca, tra porto e castello
Se si dovesse scegliere una sola fotografia delle Cinque Terre, quasi certamente sarebbe quella di Vernazza: il piccolo porticciolo circolare, i colori caldi delle facciate — arancio, giallo, rosa antico — il Castello Doria che troneggia sulla roccia a picco sul mare, e la torre ottagonale della chiesa di Santa Margherita di Antiochia che si staglia contro il cielo.
Vernazza è forse il borgo più antico delle Cinque Terre: un documento del 1080 è la prima menzione scritta del suo nome (Vulnetia), e già in quell'epoca sembra essere un insediamento consolidato. La sua posizione — un piccolo promontorio difendibile su tre lati dal mare — la rese preziosa per la Repubblica di Genova, che vi costruì le mura e rafforzò il castello.

Corniglia, Manarola e Riomaggiore: la trilogia di levante
Corniglia: il borgo sulla rupe, lontano dal mare
Corniglia è l'unico dei cinque borghi a non affacciarsi direttamente sul mare: sorge su un promontorio a circa 100 metri di quota, raggiungibile dalla stazione ferroviaria con la famosa scalinata della Lardarina, 382 gradini in cotto che molti turisti contano ansimando. La sua origine è antichissima: il nome potrebbe derivare da Cornelia, una villa romana documentata in zona già nel I secolo d.C. La sua posizione isolata le ha conferito un carattere più radicato, meno aperto al turismo di massa rispetto agli altri borghi.
Manarola: il Natale vivente e il vino dei poeti
Manarola è probabilmente il borgo più fotografato dopo Vernazza, soprattutto d'inverno: ogni anno, dal 8 dicembre all'Epifania, la collina sopra il paese si trasforma nel più grande Presepe Luminoso del mondo, con oltre 300 figurine in ferro illuminate che ricreano la scena della Natività su uno sfondo di vitigni e mare. Questa tradizione, nata nel 1961 per iniziativa di un vecchio minatore, Mario Andreoli, è diventata un simbolo non solo delle Cinque Terre ma dell'intera Liguria.
Il nome Manarola deriverebbe da Manium arula, piccolo altare dei Mani — gli spiriti dei morti venerati dai Romani — il che testimonia ancora una volta quanto antico sia il radicamento umano su questi scogli.
Riomaggiore: la porta del Levante e la Via dell'Amore
Riomaggiore, il borgo più meridionale, è per molti visitatori il primo impatto con le Cinque Terre, arrivando da La Spezia in treno. Le sue case alte e strette — alcune di sette, otto piani — scalano il fianco del torrente Maggiore verso l'alto con una logica che oggi chiameremmo urban stacking. Il porticciolo, dove le barche vengono issate sui pianali durante la notte, conserva intatta la logica funzionale di secoli di pesca.
Tra Riomaggiore e Manarola correva la celebre Via dell'Amore, un sentiero panoramico scavato nella roccia negli anni Venti del Novecento durante la costruzione della ferrovia. Lungo circa 1 km, con il mare a picco sotto e la roccia liscia a strapiombo sopra, è diventato uno dei cammini romantici più famosi d'Italia. Dopo la frana del 2012 e i lavori di consolidamento, è stato riaperto parzialmente e continua a essere un luogo carico di emozione.
Lo Sciacchetrà: il vino eroico delle terrazze
Nessuna visita alle Cinque Terre è completa senza almeno un assaggio — e possibilmente una comprensione profonda — dello Sciacchetrà ? Sciacchetrà DOC — Vino passito prodotto esclusivamente nelle Cinque Terre da uve Bosco, Albarola e Vermentino. Le uve vengono appassite su graticci dopo la vendemmia di settembre, poi vinificate. Il risultato è un vino ambrato, denso, con note di miele, albicocca secca e mandorla tostata. Produzione annua: poche migliaia di bottiglie. . Questo vino passito — prodotto con uve Bosco, Albarola e Vermentino lasciate appassire su graticci dopo la vendemmia — è il distillato di secoli di viticoltura eroica su terrazze impossibili. La sua produzione è minima: ogni anno escono poche migliaia di bottiglie, e il prezzo riflette la fatica enorme di una viticoltura che non ammette meccanizzazione.
La vendemmia nelle Cinque Terre è un rito collettivo che coinvolge ancora oggi famiglie, vicini e volontari: le ceste cariche d'uva vengono calate a valle con una monorotaia — una piccola ferrovia a scartamento ridotto — poiché il trasporto a spalla su sentieri ripidi è diventato insostenibile con l'invecchiamento della popolazione. Queste monorotaie, discretamente nascoste tra i filari, sono parte integrante del paesaggio delle Cinque Terre e testimoniano un'ingegneria di adattamento tipicamente ligure.
... E se siete in zona, le Cantine Arrigoni producono un eccellente "sciachetrà" che vale la pena provare per credere...
La Riviera di Ponente: dalla Liguria occidentale tra olive e fiori
Se la Riviera di Levante è dominata dalla roccia e dal mare selvaggio, la Riviera di Ponente — da Genova verso ovest, fino al confine con la Francia a Ventimiglia — ha un carattere più morbido, più dolce, quasi provenzale. Il clima qui è tra i più miti d'Italia: Alassio, Bordighera, San Remo godono di inverni temperati che hanno reso questa costa il paradiso dei villeggianti nordeuropei sin dalla seconda metà dell'Ottocento.
Savona, con la sua torre del Priamar e i ricordi di Giuseppe Mazzini, è il capoluogo storico della riviera occidentale. Albenga, nell'immediato entroterra, custodisce uno dei complessi paleocristiani più ben conservati d'Italia: il battistero del V secolo, a pianta ottagona, con i mosaici originali ancora presenti. Alassio, affacciata su una delle spiagge più lunghe della riviera, fu residenza invernale della colonia inglese fin dagli anni Ottanta dell'Ottocento, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Piccola Cannes".
Sanremo merita un capitolo a parte: la città dei fiori, del Casinò (1905), del Festival della Canzone Italiana (dal 1951) e delle ville belle epoque che si affacciano sulla baia è uno dei simboli più riconoscibili dell'identità ligure nel mondo. Ma è soprattutto la città delle rose: la sua produzione floristica — garofani, mimose, rose — rifornisce ancora oggi i mercati di mezza Europa, e le serre che scalano i terrazzamenti sopra la città creano un paesaggio alternativo a quello dei vigneti di levante, altrettanto bello e altrettanto antico.
Miti e leggende della Liguria: quando il mare racconta storie
La Liguria è una terra di confine — tra il mare e la montagna, tra l'Italia e la Francia, tra il Mediterraneo e l'Europa continentale — e le terre di confine producono leggende. Molte di queste storie ruotano attorno al mare e alle sue creature, ai naufraghi e ai corsari, ai fari e alle notti senza luna.
La leggenda più nota è quella della Monaca di Riomaggiore: una giovane donna, promessa sposa di un pescatore, che dopo la morte del fidanzato si ritirò in un convento sul promontorio. Ogni notte, si dice, accendeva una lampada alla finestra per guidare le barche verso il porto sicuro. Quando morì, la lampada continuò ad accendersi da sola. I pescatori di Riomaggiore giurarono per generazioni di aver visto quella luce nelle notti di tempesta, e molti attribuirono alla "monaca" la loro salvezza.
A Monterosso invece sopravvive la tradizione del Mago del Mare: un uomo anziano, dai capelli bianchi come la spuma, che appariva sulla scogliera prima delle grandi burrasche per avvertire i pescatori. Nessuno sapeva il suo nome né dove vivesse. Sparì improvvisamente negli anni della Prima Guerra Mondiale, e da allora — si dice — le notti prima delle tempeste più violente portano un odore di alghe e sale bruciato che alcuni vecchi del paese riconoscono come il suo "profumo".
Itinerario consigliato: sei giorni tra le due Riviere
Questo itinerario è pensato per gruppi che viaggiano in autobus con autista, o per una gita familiare o un piccolo gruppo noleggiando un minivan, partendo dalla Svizzera (Bellinzona, Lugano, Zurigo) o dal nord Italia (Milano, Torino). Si snoda tra la Riviera di Ponente, il Passo della Ruta, il Golfo del Tigullio e le Cinque Terre, restituendo un quadro completo della Liguria storica e paesaggistica.
Giorno 1
- Arrivo a Savona — visita alla Fortezza del Priamar
- Albenga — battistero paleocristiano (V sec.)
- Alassio — passeggiata sul lungomare storico
- Laigueglia — passeggiata nel "Budello" e sul lungomare
- Pernottamento ad Alassio o Laigueglia
- Cena con prodotti della riviera: focaccia, trofie al pesto e Vermentino
Giorno 2
- Colla Micheri — il minuscolo borgo medievale di Thor Heyerdahl e il Kon-Tiki
- Passeggiata tra gli ulivi da Colla Micheri a Capo Mele
- Cervo Ligure — incantevole borgo marinaro e Castello Clavesana
- Diano Marina e Diano Castello
- Rientro in hotel o agriturismo per il pernottamento
Giorno 3
- Visita a Sanremo: la Pigna medievale, il Casinò, Villa Nobel
- Imperia — Museo dell'Olivo (frantoio storico Carli)
- Bordighera — i giardini esotici e le palme di Bicknell
- Rientro per il pernottamento
Giorno 4
- Taggia — convento di San Domenico (XV sec.)
- Arma di Taggia — le Olive Taggiasche
- Triora — le streghe e l'"erba della Madonna"
- Parco Alpi Liguri — panorama sul mare e biodiversità eccezionale
- Rientro per il pernottamento
Giorno 5
- Genova mattina — Palazzo Ducale e caruggi UNESCO
- Recco — assaggio della famosa focaccia con formaggio
- Passo della Ruta — sosta panoramica sul Tigullio
- Rapallo — lungomare, castello sul mare e mercato
- Santa Margherita Ligure — pomeriggio libero
- Pernottamento in zona Rapallo / Santa Margherita
Giorno 6
- Arrivo in treno a Monterosso al Mare
- Vernazza — porto, Castello Doria e chiesa di Santa Margherita
- Corniglia — la scalinata Lardarina e la Chiesa di San Pietro
- Manarola — degustazione di Sciacchetrà in cantina storica
- Riomaggiore — porticciolo e Via dell'Amore
- Il mito dello Sciacchetrà
- Rientro via La Spezia verso nord
Bellinzona → Sanremo: circa 290 km, 3 h 15 min (autostrada A7/A26)
Sanremo → Genova: 150 km, 1 h 30 min (A10/A26)
Genova Recco → Passo della Ruta → Rapallo: 18 km, 30–40 min (SS1 con il valico)
Rapallo → Monterosso al Mare (Cinque Terre): 65 km, 1 h 20 min
Monterosso → La Spezia (ferrovia consigliata per i borghi, da La Spezia pullman): 20 km
Nota operativa: Il percorso del Passo della Ruta (SS1 tratto Recco–Rapallo) è praticabile con autobus di media grandezza (fino a circa 10 m). Si consiglia di verificare le condizioni prima della partenza. In estate traffico intenso nelle ore centrali.
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Fonti e riferimenti bibliografici
- UNESCO World Heritage Centre — Cinque Terre, Portovenere and the Islands (Palmaria, Tino and Tinetto), Iscrizione 1997, whc.unesco.org
- Parco Nazionale delle Cinque Terre — Documentazione istituzionale, parconazionale5terre.it
- Istituto Enciclopedia Italiana Treccani — voce Via Aurelia, treccani.it
- Aldo Resasco — La Via Aurelia in Liguria: storia e topografia, Genova, 1978
- Giovanni Meriana — Sentieri e paesaggi della Liguria, Sagep Editrice, Genova, 1994
- Consorzio Tutela DOC Cinque Terre — Disciplinare di produzione Sciacchetrà DOC, 2021
- Touring Club Italiano — Liguria, Guide TCI, Milano, 2019 (ed. aggiornata)
- Ezra Pound — The Cantos, con riferimenti al periodo di Rapallo (1924–1945)
- Comune di Recco — Documentazione storica sul tracciato della SS1 e il Passo della Ruta
- Regione Liguria, Archivio Storico — Cartografia storica della Via Aurelia, sezione Recco–Rapallo













