La Via Francisca del Lucomagno:
il Cammino degli Imperatori dalla Svizzera verso Roma
Storie, leggende e curiosità di un pellegrinaggio secolare.
Immaginate di posare il piede sulla stessa pietra su cui tremila anni fa marciò un legionario romano, poi un monaco irlandese errante, poi un imperatore germanico con il suo corteo, poi un pellegrino medievale diretto a Roma col bastone e il mantello polveroso. Immaginate che quella pietra esista ancora, che il sentiero sia ancora là, tra le abetaie dei Grigioni e le rive del Lago di Lugano, pronto ad essere percorso. Questa pietra ha un nome: la Via Francisca del Lucomagno. Ed è, forse, il cammino storico più antico e meno conosciuto d’Europa.
Le radici di un nome: Via Francisca, Via dei Franchi, Cammino degli Imperatori
Prima ancora di camminare, conviene fermarsi sul nome. Via Francisca. Una parola che sembra semplice ma nasconde secoli di storia intrecciata. Chi erano i Franchi? Perché una via portava il loro nome? E soprattutto: quando nacque davvero questo percorso?
La risposta ci porta all’anno 725 d.C., quando il monaco missionario anglosassone San Willibaldo di Eichstätt — in viaggio verso i territori longobardi — annotò nel suo diario di pellegrinaggio un percorso alpino chiamandolo solennemente Via Francisca, ovvero «cammino dei Franchi». Questo testo, noto come Itinerarium Sancti Willibaldi, è il documento più antico che citi con questo nome la via transalpina del Lucomagno, e la rende de facto più antica?Confronto storico: la Via Francisca è documentata dal 725, la Via Francigena dal 990 (viaggio del vescovo Sigerico), il Cammino di Santiago dai resoconti dell’anno 1000. della stessa Via Francigena, citata per la prima volta nel 990, e persino del Cammino di Santiago.
In realtà le radici del percorso sono ancora più remote. Il fondo del tracciato è un’antica via romana, lastricata per il passaggio dei carri militari durante la conquista della Rezia da parte di Augusto nel 15 a.C. I Romani erano abili costruttori: scelsero il Passo del Lucomagno non per ragioni spirituali, ma perché era — ed è ancora oggi — il valico più basso di tutta la catena delle Alpi Lepontine, con i suoi soli 1.915 metri sul mare, percorribile anche d’inverno quando tutti gli altri passi erano bloccati dalla neve. Quella scelta strategica romana avrebbe condizionato quattordici secoli di storia europea.
Da Costanza a Roma, attraversando il cuore della Svizzera
La Via Francisca del Lucomagno è un cammino di 510 chilometri in totale, di cui circa 360 in territorio svizzero e 135 in Italia. Nella sua forma moderna e recuperata, parte dalla città di Costanza, sul celebre lago omonimo al confine tra Germania e Svizzera, e scende verso sud-ovest attraversando una serie di paesaggi e luoghi di rara bellezza.
Dopo Costanza il cammino entra in Svizzera a Kreuzlingen, risale la riva meridionale del lago fino ad Arbon e poi punta verso San Gallo — dove il discepolo di San Colombano, san Gallo, aveva fondato la sua celebre abbazia. Di qui si scende verso il piccolo Principato del Liechtenstein e la sua capitale Vaduz, poi si risale verso Maienfeld, porta d’ingresso al Canton Grigioni. A Coira il viandante incontra la più antica città della Svizzera, sede vescovile fin dal IV secolo, già capoluogo della Rezia romana.
Seguendo il corso del Reno Anteriore il cammino si inerpica tra le spettacolari Gole del Reno ?Gran Canyon svizzero: le Ruinaulta, gole del Reno tra Bonaduz e Ilanz, sono chiamate il «Grand Canyon della Svizzera». Pareti di roccia calcarea fino a 400 m di altezza, fino a Ilanz, prima città di lingua retoromancia, e poi verso Disentis, dove sorge una delle abbazie benedettine più antiche dei Grigioni, ancora oggi attiva. Da Disentis ha inizio la salita al valico del Lucomagno, e dopo la cima — con il suo piccolo Ospizio di Santa Maria — la discesa verso la Valle di Blenio nel Canton Ticino, attraverso paesaggi di alpeggi, laghetti e boschi di castagni.
Sceso in Valle di Blenio, il cammino raggiunge Biasca — con la sua splendida chiesa romanica di San Pietro e Paolo — e poi segue il fondovalle del Ticino fino alle tre fortezze di Bellinzona, patrimonio dell’UNESCO dal 2000. Dal Monte Ceneri si scende verso il Ceresio e Ponte Tresa, dove si valica il confine svizzero-italiano, ed entra in territorio lombardo nella verde Val Ganna, cuore dell’antica Badia di San Gemolo. Da qui il cammino raggiunge Varese con il suo Sacro Monte UNESCO, poi Castiglione Olona — il piccolo borgo definito da D’Annunzio «un’isola di Toscana in Lombardia» — e infine, attraverso i navigli milanesi e le risaie del Parco del Ticino, raggiunge Pavia, dove, alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, il cammino si innesta sulla Via Francigena verso Roma.
San Colombano: il pellegrino irlandese che cambiò l’Europa
Tra tutti i viandanti che hanno percorso la Via Francisca del Lucomagno, nessuno ha lasciato un’impronta più profonda di San Colombano. Nato intorno al 540 nel Leinster, in Irlanda, Colombano abbracciò giovanissimo la vita monastica e nel 590 partì da Bangor alla testa di dodici compagni — come i dodici apostoli — con un sogno audacissimo: evangelizzare l’Europa pagana.
Attraversò la Bretagna, la Borgogna, Strasburgo, Basilea, il Lago di Costanza. A San Gallo fondò con il suo discepolo prediletto una comunità che sarebbe diventata la futura Abbazia di Sankt Gallen — oggi patrimonio dell’UNESCO. Ma Colombano era un uomo irrequieto, indomabile, allergico ai compromessi. Litigò con i vescovi franchi, sfidò i re merovingi, scrisse lettere taglienti persino ai papi. Nel 610 fu arrestato e condotto verso il mare per essere rimpatriato forzatamente in Irlanda, ma la leggenda racconta che la nave su cui viaggiava si incagliò miracolosamente sulla riva, impedendo la partenza.
Colombano non tornò mai in Irlanda. Riprese il suo cammino verso est, attraversò la Svizzera orientale ancora una volta, scese per la via del Lucomagno e giunse in Italia, nei territori longobardi. La regina Teodolinda — moglie del re Agilulfo, una donna di straordinaria intelligenza diplomatica e fervente cattolica — lo accolse e intercesse in suo favore presso il marito ancora ariano. Fu così che Colombano ottenne un terreno nella Val Trebbia, vicino a Pavia, in un luogo allora chiamato Ebovium. Era l’anno 614. Vi fondò l’Abbazia di Bobbio, destinata a diventare nei secoli seguenti una delle più grandi biblioteche d’Europa medievale, con oltre 700 codici — e talmente misteriosa che, secondo alcuni studiosi, Umberto Eco ne trasse ispirazione per l’abbazia labirintica del suo romanzo Il nome della rosa.
Le leggende di Colombano: l’orso, il bue e l’inferriata del Diavolo
Attorno alla figura di San Colombano fiorirono nel corso dei secoli leggende straordinarie, ciascuna una metafora della sua forza morale e della sua capacità di domare le forze della natura — e del male.

Il Ponte Gobbo di Bobbio: dove la leggenda incontra la storia
La leggenda più famosa legata alla Via Francisca è quella del Ponte Gobbo di Bobbio, detto anche Ponte del Diavolo. Si tratta di un’opera straordinaria: 273 metri di lunghezza, 11 arcate di altezze diverse e irregolari che conferiscono al ponte la sua caratteristica silhouette «gobba», percorribile oggi solo a piedi e immortalato da mille fotografie al tramonto, quando il riflesso nel Trebbia trasforma il tutto in una visione quasi irreale.

La Via degli Imperatori: da Ottone il Grande a Federico Barbarossa
Al nord delle Alpi, la Via Francisca del Lucomagno veniva chiamata semplicemente Die Kaiserstraße — la Via degli Imperatori. E non era un titolo onorifico: fu davvero percorsa, più volte, dagli imperatori del Sacro Romano Impero di Nazione Germanica, che ne facevano la loro strada privilegiata per scendere in Italia a reclamare la corona dei re longobardi.
Nel 961 per la sua discesa in Italia Ottone I° il Grande (912–973) attraversò le Alpi per il Lucomagno . Era in gioco il controllo della Pianura Padana e la corona imperiale che il papa avrebbe posto sulla sua testa a Roma. Suo nipote Ottone III e poi Enrico II° il Santo — incoronato re d’Italia a Pavia nel 1004 — ripercorsero gli stessi sentieri.
Ma il protagonista più affascinante è senza dubbio Federico I Barbarossa (1122–1190), imperatore dalla barba rossa e dalla volontà di ferro. Nel 1152 incoronato imperatore, scese più volte in Italia lungo la Via Francisca per affermare la sua autorità sulle città lombarde. La sua storia si intreccia tragicamente con il cammino: nel 1176 attraversò di nuovo le Alpi per il Lucomagno — secondo le cronache si fermò quattro giorni a Serravalle in Vallemaggia — ma quell’anno il destino gli riservò la sconfitta clamorosa di Legnano contro la Lega Lombarda. Federico, l’imperatore invincibile, fu battuto dai comuni italiani. Dopo la Pace di Costanza del 1183, tornò ancora una volta verso nord lungo la sua strada preferita, forse pensando a quella sconfitta.

Bellinzona: la sentinella di pietra sul cammino
Per chiunque percorresse la Via Francisca dal nord verso Roma, Bellinzona non era soltanto una città: era il cancello delle Alpi. Dopo settimane di cammino tra i passi e le valli elvetiche, la planare nel fondovalle del Ticino con i tre castelli — Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro — visibili da lontano doveva produrre un effetto simile a quello che proviamo oggi guardando una cattedrale gotica: un misto di sollievo, ammirazione e soggezione.
Il sistema difensivo di Bellinzona, eretto tra il XIII e il XV secolo, era progettato esattamente per controllare questo corridoio strategico. Nessun esercito, nessun mercante, nessun pellegrino poteva passare dalla Svizzera all’Italia meridionale senza transitare sotto le mura di Bellinzona. I signori della città — prima i Visconti di Milano, poi i Cantoni svizzeri — lo sapevano bene e ne traevano ricche entrate doganali.
«La fortezza di Bellinzona è uno degli esempi più straordinari di architettura militare medievale dell’arco alpino: un sistema difensivo intatto che testimonia secoli di controllo strategico del corridoio Reno–Ticino–Po.»
— UNESCO, motivazione dell’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale, 2000
La Via Francisca moderna entra a Bellinzona seguendo l’argine del Ticino, con i castelli che emergono come un fondale d’opera tra gli alberi. È uno dei momenti più evocativi dell’intero cammino: camminare tra quelle mura equivale a toccare con mano quattordici secoli di storia europea, scritta con il sudore dei pellegrini e il sangue delle battaglie.
Il Sacro Monte di Varese: il pellegrinaggio nel pellegrinaggio
Entrata in Italia a Ponte Tresa, la Via Francisca del Lucomagno attraversa la Val Ganna — una delle valli più silenziose e belle del Varesotto — e punta verso Varese. Qui il viandante incontra uno dei luoghi di spiritualità più intensi dell’intero cammino: il Sacro Monte di Varese, anch’esso Patrimonio dell’UNESCO.
Il Sacro Monte è un percorso processionale di circa due chilometri che sale attraverso un bosco di faggi e castagni, costellato da 14 cappelle dedicate ai Misteri del Rosario. Ogni cappella — costruita tra il 1604 e il 1700 — ospita gruppi di statue a grandezza naturale in terracotta dipinta, di straordinaria qualità artistica, che illustrano scene della vita di Cristo e della Vergine. In cima alla salita sorge il Santuario di Santa Maria del Monte, edificato nel 1472, secolare meta di pellegrinaggio.

Castiglione Olona, Morimondo, San Pietro in Ciel d’Oro: le perle del cammino italiano
Lasciata Varese, la Via Francisca attraversa un susseguirsi di luoghi che sembrano fermi nel Quattrocento. Castiglione Olona è il primo a sorprendere: un borgo rinascimentale perfettamente conservato, voluto dal cardinale Branda Castiglioni che all’inizio del XV secolo portò artisti fiorentini a decorare la Collegiata con affreschi degni di Firenze. Gabriele D’Annunzio lo visitò e lo definì con celebre arguzia «un’isola di Toscana in Lombardia».
Più avanti, nel cuore del Parco del Ticino, sorge l’Abbazia di Morimondo, fondata nel 1134 da monaci cistercensi francesi. La sua chiesa romanico-gotica, austera e bellissima, sorge ancora oggi circondata da campi coltivati e silenzio: i monaci cistercensi, seguaci di san Bernardo di Chiaravalle, erano maestri nell’arte di bonificare le terre paludose, e la loro eredità agricola è ancora visibile nel paesaggio del Parco.
Il traguardo finale è Pavia, e tradizionalmente il pellegrinaggio si conclude presso la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove riposano le spoglie di Sant’Agostino d’Ippona e, secondo la tradizione, quelle di Severino Boezio. Qui il pellegrino ottiene il Testimonium, la pergamena che certifica il cammino compiuto — simbolo antico e potente che i moderni viandanti raccolgono con la stessa commozione dei loro predecessori medievali.
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La Via Francisca oggi: riscoperta, credenziale e Giubileo
Per molti secoli la Via Francisca del Lucomagno rimase dimenticata nei polverosi archivi monastici. Fu la ricercatrice romana Adelaide Trezzini, fondatrice dell’Associazione Internazionale Via Francigena (AIVF), a dare il via al progetto di riscoperta negli anni Novanta. Nel 2014 fu tentato un primo tracciato moderno, e nel 2017 il percorso svizzero e italiano fu codificato ufficialmente grazie alla collaborazione di decine di enti locali, comuni e parchi naturali.
Oggi il cammino è segnalato con frecce bianche e verdi riconoscibili (in Italia), è mappato digitalmente con tracce GPS scaricabili, e dispone di circa 50 strutture ricettive convenzionate lungo il tratto italiano. Ogni pellegrino può richiedere la propria credenziale — il «passaporto del pellegrino» — da far timbrare ad ogni tappa, fino all’arrivo a Pavia dove viene rilasciato il Testimonium. Il percorso è aperto tutto l’anno: il Passo del Lucomagno, il più basso delle Alpi centrali, è raramente chiuso per neve.
• Costanza → Passo Lucomagno: circa 260 km · 8–10 giorni a piedi
• Passo Lucomagno → Bellinzona: circa 80 km · 3–4 giorni
• Bellinzona → Ponte Tresa (confine): circa 55 km · 2–3 giorni
• Ponte Tresa → Pavia (tratto italiano): 135 km · 7–8 giorni (8 tappe da ~17 km)
• Pavia → Roma (Via Francigena): circa 1.050 km · 40–45 giorniIl tratto svizzero (Costanza → Ponte Tresa) è percorribile anche in bicicletta e in parte su mezzi pubblici. Il passo del Lucomagno è aperto quasi tutto l’anno. La stagione ideale è maggio–ottobre.
Itinerario di scoperta in 4 tappe: i luoghi essenziali della Via Francisca
Non è necessario percorrere 510 chilometri a piedi per vivere la magia della Via Francisca del Lucomagno. Ecco un itinerario di 4 giorni pensato per chi viaggia in gruppo — con autobus o minibus — per esplorare i luoghi più iconici e carichi di storia del cammino, tra Svizzera e Italia.
Giorno 1 · Costanza e San Gallo
Partenza da Costanza, città dei Concili medievali, con visita al Duomo e al centro storico affacciato sul lago. Nel pomeriggio: San Gallo, l'abbazia benedettina patrimonio UNESCO e la sua straordinaria biblioteca barocca con 170.000 manoscritti. Pernottamento a San Gallo.
Giorno 2 · Coira, Disentis e il Lucomagno
Coira (Chur), la città più antica della Svizzera e capitale del Canton Grigioni. Poi verso le spettacolari Gole del Reno (Ruinaulta). Visita all'Abbazia benedettina di Disentis. Nel tardo pomeriggio: salita al Passo del Lucomagno (1.915 m) e sosta all'Ospizio di Santa Maria. Pernottamento in Valle di Blenio.
Giorno 3 · Bellinzona e Varese
Mattina: Bellinzona, i tre castelli UNESCO (Castelgrande, Montebello, Sasso Corbaro) e il centro storico. Attraversamento del Monte Ceneri verso Ponte Tresa e la frontiera. Pomeriggio: Val Ganna e la Badia di San Gemolo. Salita al Sacro Monte di Varese (UNESCO). Pernottamento a Varese.
Giorno 4 · Castiglione Olona e Pavia
Mattina: visita al borgo rinascimentale di Castiglione Olona e alla sua Collegiata con gli affreschi fiorentini. Sosta all'Abbazia cistercense di Morimondo nel Parco del Ticino. Arrivo a Pavia nel pomeriggio: Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, Basilica di San Michele Maggiore, Castello Visconteo. Fine del cammino.
• Bellinzona ↔ Costanza: circa 200 km · ~2h 15min
• Bellinzona ↔ Passo Lucomagno (Ospizio): circa 90 km · ~1h 30min
• Bellinzona ↔ Varese: circa 60 km · ~50min
• Bellinzona ↔ Pavia: circa 130 km · ~1h 40min
• Varese ↔ Pavia: circa 80 km · ~55min
• La Via Francisca è interamente coperta da mezzi pubblici svizzeri e italiani, ma per gruppi con itinerario personalizzato il noleggio di autobus o minibus con autista garantisce massima flessibilità e comfort.
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Domande frequenti sulla Via Francisca del Lucomagno
Che cos’è la Via Francisca del Lucomagno?
La Via Francisca del Lucomagno è un antico cammino storico di origine romano-longobarda lungo circa 510 chilometri, che collega Costanza (Germania/Svizzera) a Pavia (Italia), attraversando la Svizzera mediante il Passo del Lucomagno. A Pavia si innesta sulla Via Francigena, consentendo ai pellegrini di proseguire idealmente fino a Roma. È documentata almeno dal 725 d.C. nell’Itinerarium Sancti Willibaldi, rendendola più antica della Via Francigena (citata nel 990) e del Cammino di Santiago (anno 1000).
Perché si chiama «Via Francisca» e non «Via Francigena»?
Il nome «Francisca» deriva dal termine «cammino dei Franchi» (il popolo franco che scese per il Lucomagno nel VII-VIII secolo conquistando l’Italia longobarda), oppure dal verbo francese antico «franchir» (attraversare). I termini Via Francisca, Via Francesca e Via Francigena erano spesso intercambiabili nel Medioevo, ma i documenti storici più antichi relativi al tracciato del Lucomagno usano specificamente «Francisca». La scelta moderna di questo nome si basa sul documento del 725 d.C. di San Willibaldo.
Quale è il valico alpino del Passo del Lucomagno e perché è così importante?
Il Passo del Lucomagno (in romancio: Lucmagn; in tedesco: Lukmanier) si trova a 1.915 metri sul mare, al confine tra il Canton Grigioni e il Canton Ticino. È il valico alpino più basso di tutta la catena delle Alpi Lepontine centrale, il che lo ha reso percorribile quasi tutto l’anno — anche d’inverno quando altri passi erano chiusi dalla neve. Questa caratteristica lo rese strategicamente fondamentale per i commerci, gli eserciti e i pellegrinaggi per oltre dieci secoli.
Chi erano i personaggi storici più importanti che percorsero la Via Francisca?
Tra i personaggi storicamente documentati che percorsero la Via Francisca del Lucomagno vi sono: San Colombano (monaco irlandese, morto a Bobbio nel 615), il suo discepolo San Gallo (fondatore del monastero di Sankt Gallen), gli imperatori del Sacro Romano Impero Ottone I il Grande, Ottone III, Enrico II il Santo e Federico I Barbarossa, nonché San Carlo Borromeo negli anni 1567 e 1570. In senso più generale la via fu percorsa da vescovi, monaci, mercanti e pellegrini per tutto il Medioevo.
Qual è la leggenda del Ponte Gobbo di Bobbio?
Il Ponte Gobbo (o Ponte del Diavolo) di Bobbio è un ponte medievale sul fiume Trebbia lungo 273 metri con 11 arcate di altezze irregolari. La leggenda narra che San Colombano, avendo bisogno di un ponte per evangelizzare le popolazioni oltre il Trebbia, stipulò un patto con il Diavolo: questi avrebbe costruito il ponte in una notte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato all’alba. Colombano lo ingannò facendo attraversare per primo un gatto. Le arcate irregolari del ponte simboleggerebbero la rabbia del Maligno.
Quali siti UNESCO si trovano lungo la Via Francisca del Lucomagno?
Lungo il percorso della Via Francisca si trovano almeno quattro siti Patrimonio dell’UNESCO: i Castelli di Bellinzona (Castelgrande, Montebello, Sasso Corbaro, iscritti nel 2000), il Convento di San Gallo in Svizzera (iscritto nel 1983), il Sacro Monte di Varese in Italia (iscritto nel 2003 come parte dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia) e il Monastero di Torba con l’Area Archeologica di Castelseprio (iscritti nel 2011 come parte del Patrimonio Longobardo in Italia).
Come si ottiene la credenziale e il Testimonium della Via Francisca?
La credenziale (o «passaporto del pellegrino») della Via Francisca del Lucomagno può essere richiesta presso l’Associazione Internazionale Via Francigena (AIVF) o presso alcune strutture ricettive partner lungo il cammino. Il pellegrino la fa timbrare in ogni tappa significativa. Al termine del percorso, presentando la credenziale vidimata a Pavia, si riceve il Testimonium, una pergamena ufficiale che certifica l’avvenuto pellegrinaggio. Per i credenti, nel 2025 (Anno Santo) quattro chiese giubilari lungo il tracciato permettono di ottenere l’indulgenza plenaria.
È possibile visitare i luoghi della Via Francisca in gruppo senza camminare?
Assolutamente sì. La Via Francisca del Lucomagno è interamente coperta da mezzi pubblici sia in Svizzera che in Italia, e i suoi luoghi più significativi — Bellinzona, il Passo del Lucomagno, Varese con il Sacro Monte, Castiglione Olona, l’Abbazia di Morimondo, Pavia — sono comodamente raggiungibili in autobus o minibus. Per gruppi organizzati (associazioni culturali, parrocchie, scuole, agenzie di viaggio), Autolinee Svizzere Private SA propone noleggi personalizzati con autista per itinerari su misura lungo tutto il percorso della Via Francisca.
Fonti e riferimenti bibliografici
- Willibaldus von Eichstätt, Itinerarium Sancti Willibaldi (725 d.C.) — prima menzione documentata della Via Francisca
- Jonas di Bobbio, Vita Columbani (640 d.C.) — biografia di San Colombano
- Associazione Internazionale Via Francigena (AIVF) — viafrancisca.ch
- Sito ufficiale Via Francisca del Lucomagno — laviafrancisca.org
- Bellinzona e Valli Turismo — bellinzonaevalli.ch
- Regione Lombardia / in-Lombardia — in-lombardia.it
- UNESCO World Heritage — Castelli di Bellinzona (2000), Sacro Monte di Varese (2003)
- RSI Cultura, «Tra-Me: la Via Francisca del Lucomagno», febbraio 2025
- Banco Desio, «Via Francisca del Lucomagno: in cammino tra storia e natura», 2020
- Sandro Ballerini, La mia terra tra storia e leggenda — leggende di San Colombano













