Le Guardie Svizzere del Vaticano
500 Anni di Fedeltà tra Storia e Leggenda
22 gennaio 1506. Attraverso Porta del Popolo, centocinquanta giovani svizzeri del Canton Uri entrano per la prima volta in Roma. Sono mercenari, come tanti altri che solcano l’Europa rinascimentale vendendo la propria abilità bellica al miglior offerente. Ma questi uomini, guidati dal capitano Kaspar von Silenen, hanno un destino diverso: diventeranno il corpo militare continuativo più antico al mondo, ancora oggi operativo dopo 520 anni di servizio ininterrotto.
La loro storia è un intreccio di lealtà assoluta, sacrifici eroici e una tradizione che ha attraversato i secoli senza mai spezzarsi. Dalle battaglie rinascimentali alla modernità del XXI secolo, le Guardie Svizzere Pontificie incarnano un paradosso affascinante: giovani svizzeri del nostro tempo che indossano uniformi cinquecentesche per proteggere il successore di Pietro, pronti – come recita il loro giuramento – a sacrificare la vita stessa per il Papa.
Perché Proprio gli Svizzeri? L’Oro delle Montagne Povere
Per comprendere perché Papa Giulio II scelse proprio mercenari svizzeri come sua guardia personale, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e capire cosa rappresentava la Svizzera nel XV e XVI secolo.
Le valli alpine erano terre durissime, dove l’agricoltura offriva ben poco. La principale “esportazione” elvetica erano i giovani uomini: forti, abituati alla fatica, disciplinati da una cultura comunitaria rigorosa. Ma c’era di più. I fanti svizzeri avevano sviluppato una tattica di combattimento rivoluzionaria per l’epoca: il quadrato svizzero, una formazione compatta di picchieri che si muoveva come un unico organismo letale, capace di spezzare le cariche della cavalleria pesante.
A Marignano nel 1515, ventimila soldati svizzeri caddero combattendo fino all’ultimo contro l’artiglieria francese. Era una sconfitta, ma che sconfitta! L’Europa intera rimase impressionata da quella testardaggine alpina, da quella fedeltà al contratto che andava oltre ogni ragionevolezza tattica. Morire era preferibile al disonore della fuga.
Giulio II, papa guerriero e politico astuto, capì che aveva bisogno di uomini così. Non servitori qualunque, ma soldati la cui reputazione di fedeltà valeva più di qualsiasi fortificazione. E così, quel 22 gennaio 1506, iniziò una delle alleanze più durature della storia.
6 Maggio 1527: Il Giorno che Definì le Guardie Svizzere per Sempre
Se dovessimo identificare un momento che cristallizzò per sempre la reputazione delle Guardie Svizzere, sarebbe l’alba del 6 maggio 1527. Roma stava per vivere uno dei suoi giorni più bui.
L’esercito imperiale di Carlo V – un’orda disorganizzata di lanzichenecchi tedeschi, mercenari spagnoli e soldati italiani, tutti affamati e senza paga da mesi – si riversò sulla Città Eterna. Alla loro testa, il conestabile di Borbone. L’obiettivo non era una battaglia campale, ma il saccheggio: oro, viveri, bottino. Il Vaticano, ovviamente, era il premio più ambito.
Papa Clemente VII si trovò intrappolato con una guarnigione ridicolmente esigua: 189 Guardie Svizzere contro decine di migliaia di invasori. La matematica era chiara, la scelta anche. Ma qui la logica militare lasciò spazio all’epica.
Le Guardie si schierarono compatte ai piedi dell’obelisco, vicino a quello che oggi è il Campo Santo Teutonico. Mentre la marea umana si rovesciava attraverso le strade, loro ressero. Resistettero con una tenacia che sfidava ogni probabilità, permettendo a Clemente VII e a un pugno di cardinali di fuggire attraverso il Passetto di Borgo, quel corridoio segreto costruito da Alessandro VI che collegava il Vaticano a Castel Sant’Angelo.
Dei 189 svizzeri, solo 42 sopravvissero: quelli che, all’ultimo momento, scortarono il Papa nel suo rifugio. Gli altri 147 caddero fino all’ultimo uomo. Il comandante Kaspar Röist, ferito, venne ucciso barbaramente davanti agli occhi della moglie Elisabeth Klingler, che assistette impotente all’assassinio del marito nel quartier generale.
Quando finalmente il silenzio tornò su Roma – dopo giorni di saccheggio, violenze e distruzioni – le cronache parlarono di oltre duecento persone massacrate sull’altare di San Pietro. Le Guardie Svizzere erano tra loro, cadute nella disperata difesa della basilica.
"I corpi degli svizzeri giacevano ammassati come covoni di grano dopo la mietitura. Nessuno aveva voltato le spalle al nemico. Il loro sangue tingeva di rosso la terra santa del Vaticano."
— Cronache contemporanee del Sacco di Roma, 1527
Quel sacrificio divenne leggenda. Ed è per questo che ancora oggi, ogni anno, il 6 maggio le nuove reclute della Guardia Svizzera prestano solenne giuramento nel Cortile di San Damaso. Non è una data casuale: è il tributo perenne a quegli uomini che, 500 anni fa, dimostrarono cosa significasse davvero “Acriter et Fideliter”.
Dal Rinascimento alla Modernità: Un Corpo che Attraversa i Secoli
Dopo il Sacco di Roma, le Guardie Svizzere avrebbero potuto rimanere cristallizzate in quel momento eroico, un reperto del passato da commemorare nei libri di storia. Invece, si adattarono. Continuarono a evolversi, mantenendo intatta la loro essenza ma modificando forma e funzione secondo i tempi.
L’Epoca dei Cambiamenti: Dal Potere Temporale al Vaticano Moderno
Nel 1870, con la Breccia di Porta Pia e la conquista di Roma da parte del Regno d’Italia, lo Stato Pontificio cessò di esistere. L’esercito papale venne sciolto – tutti i corpi militari, tranne uno. Le Guardie Svizzere rimasero, ridotte al ruolo di difesa personale del Papa nei suoi alloggi. Sembrava la fine di un’epoca.
Papa Pio X nel 1914 fissò l’organico a 106 uomini: 100 alabardieri e 6 ufficiali, con il comandante al grado di colonnello. Era una forza simbolica, più cerimoniale che operativa. O almeno così sembrava.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Pio XII ampliò temporaneamente il corpo a oltre 300 effettivi. Il motivo? Il Vaticano divenne rifugio per sfollati, ricercati, perseguitati. Le Guardie Svizzere, ancora una volta, difesero non solo il Papa ma anche coloro che cercavano salvezza nell’extraterritorialità della Città Santa.
Il Risveglio: Dall’Attentato a Giovanni Paolo II alla Sicurezza Moderna
Il 13 maggio 1981 cambiò tutto. In Piazza San Pietro, Ali Ağca sparò a Papa Giovanni Paolo II. Il Pontefice sopravvisse per miracolo, ma l’episodio mise drammaticamente in luce la vulnerabilità del Papa nel mondo contemporaneo.
Le Guardie Svizzere, da quel momento, non furono più solo una presenza cerimoniale. Ricevettero addestramento intensivo in tecniche di sicurezza moderna, gestione delle emergenze, uso di armi da fuoco contemporanee. Oggi, sotto quelle uniformi rinascimentali, si celano professionisti della sicurezza formati secondo standard militari svizzeri all’avanguardia.
L’organico è stato portato a 135 unità nel 2015, per far fronte alle nuove esigenze di sicurezza. Le Guardie accompagnano il Papa in tutti i suoi spostamenti pubblici, coordinandosi con la Gendarmeria Vaticana. E sì: hanno ancora le alabarde cerimoniali, ma anche pistole Glock e addestramento antiterrorismo.
Diventa re Guardia Svizzera: Un Percorso per Pochi Eletti
Chi sono, oggi, questi giovani che scelgono di dedicare almeno due anni della propria vita a un servizio così particolare? E quali requisiti devono possedere?
I Requisiti: Severità Antica, Logica Moderna
Per essere reclutati come Guardia Svizzera Pontificia, i criteri sono rigidi e non ammettono eccezioni:
- Cittadinanza svizzera per nascita (non naturalizzati)
- Sesso maschile (tradizione mai modificata, anche se dal 2009 si discute di aprire alle donne)
- Età tra 19 e 30 anni
- Altezza minima 1,74 metri (una regola nata nel Rinascimento per ragioni di uniformità visiva)
- Stato civile: celibe
- Fede cattolica praticante
- Servizio militare svizzero completato con attestato di buona condotta
- Formazione professionale o diploma di scuola superiore
Il servizio dura minimo 26 mesi, rinnovabile fino a 25 anni consecutivi per chi desidera fare carriera. Lo stipendio base per un alabardiere è di circa 1.300-1.500 euro mensili, con vitto e alloggio forniti gratuitamente dal Vaticano. Non si diventa ricchi, ma non è quello il motivo per cui si sceglie questa strada.
L’Addestramento: Quando la Fede Incontra il Rigore Militare
Le reclute ricevono una formazione intensiva di circa due mesi. Il centro di addestramento si trova in Ticino: prima alla scuola di polizia cantonale, poi al centro dell’esercito svizzero a Isone. Qui imparano tecniche di sicurezza avanzate, difesa personale, uso di armi da fuoco moderne e protocolli di emergenza.
Ma c’è anche altro: devono imparare l’italiano (molti vengono da cantoni germanofoni), studiare il cerimoniale vaticano, comprendere la struttura della Curia Romana. È un mix unico di preparazione militare, formazione culturale e immersione spirituale.
E poi, finalmente, il giuramento. Nel Cortile di San Damaso, alla presenza del Papa, del Comandante, di rappresentanti della Confederazione Svizzera, dei familiari. Ogni guardia, in alta uniforme, pronuncia il giuramento con la mano destra alzata e tre dita unite (simbolo della Trinità):
“Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Leone XIV e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa. Assumo del pari questi impegni riguardo al Sacro Collegio dei Cardinali per la durata della Sede Vacante. Prometto inoltre al Capitano Comandante e agli altri miei Superiori rispetto, fedeltà e ubbidienza.”
Quelle parole – “sacrificando anche la vita” – non sono retorica. Lo dimostrano i 147 caduti del 1527, e lo dimostra l’impegno quotidiano di chi oggi indossa quella divisa.
L’Uniforme: Michelangelo Non C’entra (Ma la Storia Sì)…
Una delle leggende più diffuse sulle Guardie Svizzere riguarda le loro spettacolari uniformi: strisce verticali blu, rosse e gialle, maniche a sbuffo, berretto o morione piumato. Molti credono che siano state disegnate da Michelangelo Buonarroti. Non è vero.
Il design attuale delle uniformi risale all’inizio del XX secolo ed è basato su un affresco di Giuseppe Porta (1520-1575), detto “Il Salviati”. I colori – giallo, azzurro (non blu scuro) e rosso – sono però documentati fin dalla metà del XVI secolo. Esistono mandati camerali (documenti di acquisto) che testimoniano l’acquisto di tessuti di lana colorata per le uniformi già sotto i pontificati cinquecenteschi.
La leggenda di Michelangelo nacque probabilmente nel XIX secolo, quando il Romanticismo amava attribuire ogni opera d’arte italiana a geni universali. Ma Michelangelo, impegnato con la Cappella Sistina e le sculture medicee, non aveva certo tempo per disegnare divise militari.
Ogni uniforme è cucita a mano da sarte specializzate e richiede oltre 30 ore di lavoro. Ogni guardia ne possiede tre versioni: la gran gala (quella fotografata dai turisti), la mezza gala per servizi quotidiani, e l’uniforme blu da combattimento per servizi notturni e operativi.
Naters: Il Cuore Vallesano delle Guardie Svizzere
Esiste un luogo, nascosto tra le montagne del Canton Vallese, dove la storia delle Guardie Svizzere è custodita con una devozione che va oltre il dovere museale. Si tratta del Museo della Guardia Svizzera Pontificia di Naters, un piccolo gioiello incastonato in una vecchia fortezza d’artiglieria.
Perché Proprio Naters?
Non è un caso che il museo si trovi qui. Naters è il comune svizzero che, in proporzione agli abitanti, ha fornito il maggior numero di Guardie Pontificie nella storia. Secondo le statistiche compilate tra il 1825 e il 2004:
- Vallese: 693 guardie (di cui 80 solo da Naters)
- Lucerna: 512 guardie
- Friborgo: 482 guardie
- Ginevra: 6 guardie (ultime in classifica)
Questa tradizione radicata portò il comune di Naters a creare, nel 2002, la Fondazione per il Centro Culturale della Guardia Svizzera, che investì oltre un milione di franchi svizzeri per realizzare il museo. L’inaugurazione avvenne nel novembre 2006, in occasione dei 500 anni dalla fondazione del corpo.
La Fortezza: Quando la Storia si Stratifica
Il museo ha sede in un’ex fortezza d’artiglieria costruita nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, per proteggere il Passo del Sempione da possibili invasioni. Fino al 2002 era una struttura militare segreta, inaccessibile ai civili. Oggi, quei tunnel scavati nella roccia ospitano una collezione che abbraccia cinque secoli.
Se sei interesato ad altri post sulle fortificazioni storiche? Conosci la storia del Forte di Fenestrelle? E la Linea Maginot?
L’allestimento è diviso in tre sezioni:
1. La Camera del Tesoro
Gli scaffali di cemento armato, dove un tempo erano ammassate le munizioni per i cannoni, oggi espongono oggetti personali appartenuti alle guardie: medaglie, dischi d’oro della banda musicale, carte d’identità vaticane, corazze originali, uniformi d’epoca. C’è persino una lavagna utilizzata per le lezioni di italiano e diari intimi che raccontano la nostalgia di casa, l’emozione del servizio, la fede che sostenne questi uomini lontano dalle loro valli.
2. La Sala Espositiva
Qui si ripercorre cronologicamente la storia del corpo, dai tempi di Giulio II a oggi. Sono esposti i ritratti di tutti i comandanti che si sono succeduti in 520 anni, fotografie di ogni Papa servito, documenti originali e ricostruzioni degli eventi cruciali come il Sacco di Roma del 1527 e la battaglia di Marignano del 1515.
3. L’Archivio
Una sezione dedicata alla ricerca storica, con documenti, lettere, registri di arruolamento. Un patrimonio prezioso per studiosi e discendenti delle guardie.
Informazioni Pratiche per la Visita
Orari di apertura:
Da giugno a ottobre, ogni sabato dalle 14:00 alle 17:00 (visita libera, senza prenotazione). Visite guidate per gruppi di almeno 10 persone su prenotazione durante tutto l’anno.
Costo:
CHF 10.- a persona (visita guidata inclusa per gruppi). CHF 8.- con carta ospiti Alto Vallese. (I costi possono essere cambiati.).
Indirizzo:
Kulturzentrum Päpstliche Schweizergarde
Felsenweg 100
3904 Naters, Canton Vallese
Contatti:
Email: info@zentrumgarde.ch
Web: www.zentrumgarde.ch
Le Guardie Svizzere Oggi: Tra Tradizione e Sfide Contemporanee
Nel XXI secolo, essere Guardia Svizzera significa incarnare un paradosso affascinante: preservare una tradizione cinquecentesca utilizzando tecnologie e metodi del terzo millennio.
Le sfide sono molteplici. La sicurezza in un’epoca di terrorismo globale richiede competenze che vanno ben oltre l’alabarda cerimoniale. Le Guardie collaborano con servizi segreti internazionali, utilizzano sistemi di sorveglianza elettronica avanzati, pianificano protocolli di emergenza per ogni evenienza. Papa Francesco, con il suo stile informale e la propensione a “mescolarsi” alla folla, ha creato nuove complessità di protezione.
Il reclutamento è un’altra sfida. In una Svizzera sempre più secolarizzata, trovare giovani cattolici praticanti disposti a dedicare due anni di vita a questo servizio peculiare non è scontato. Il museo di Naters organizza regolarmente giornate informative per ragazzi tra i 12 e i 19 anni, cercando di alimentare la vocazione prima ancora che diventi scelta professionale.
E poi c’è la questione delle donne. Nel 2009, l’allora comandante Daniel Rudolf Anrig aprì al dibattito: “In futuro, potremmo arruolare anche donne”. Undici anni dopo, la discussione è ancora aperta. La tradizione pesa, ma la società cambia. Vedremo Guardie Svizzere al femminile? Forse. Ma per ora, il corpo rimane esclusivamente maschile, come lo è stato dal 1506.
Domande Frequenti sulle Guardie Svizzere
Perché le guardie del Papa sono svizzere?
Le Guardie Svizzere furono scelte da Papa Giulio II nel 1506 per la loro fama di combattenti coraggiosi, disciplinati e fedeli. I mercenari svizzeri erano considerati i migliori soldati d’Europa nel Rinascimento, rinomati per il loro valore in battaglia e la lealtà assoluta verso chi li ingaggiava.
Cosa successe durante il Sacco di Roma del 1527?
Il 6 maggio 1527, durante il Sacco di Roma, 147 Guardie Svizzere su 189 sacrificarono la loro vita per permettere a Papa Clemente VII di fuggire attraverso il Passetto di Borgo verso Castel Sant’Angelo. Solo 42 guardie sopravvissero. Questo atto eroico è commemorato ogni anno con la cerimonia del giuramento delle nuove reclute.
Dove si trova il museo delle Guardie Svizzere?
Il Museo della Guardia Svizzera Pontificia si trova a Naters, nel Canton Vallese, all’interno di un’ex fortezza d’artiglieria costruita nel 1940. Naters è il comune svizzero che ha fornito storicamente il maggior numero di Guardie Pontificie. Il museo è aperto da giugno a ottobre ogni sabato pomeriggio e ospita cimeli unici, uniformi originali e documenti che raccontano 500 anni di storia.
Quali sono i requisiti per diventare Guardia Svizzera?
Per diventare Guardia Svizzera Pontificia è necessario: essere cittadino svizzero, essere di sesso maschile, avere un’età compresa tra 19 e 30 anni, essere alto almeno 1,74 metri, essere cattolico praticante, essere celibe e aver completato il servizio militare svizzero con attestato di buona condotta. Il servizio dura minimo 26 mesi.
Chi ha disegnato le uniformi delle Guardie Svizzere?
Contrariamente alla leggenda popolare, le uniformi delle Guardie Svizzere non furono disegnate da Michelangelo. Il design attuale risale all’inizio del XX secolo ed è basato su un affresco di Giuseppe Porta (1520-1575). I colori giallo, azzurro e rosso sono però documentati fin dalla metà del XVI secolo.
Come raggiungere il museo di Naters da Bellinzona?
Da Bellinzona a Naters, il percorso attraversa il Canton Ticino e il Vallese. Autolinee Svizzere organizza trasferimenti privati con minibus e minivan per visitare il museo della Guardia Svizzera, permettendo di scoprire questa perla nascosta del patrimonio culturale svizzero con comodità e senza stress di guida.
Fonti e Riferimenti Bibliografici
Questo articolo è stato redatto consultando fonti storiche verificate e documentazione ufficiale:
- Guardia Svizzera Pontificia: Sito ufficiale guardiasvizzera.ch - Storia, requisiti e informazioni istituzionali
- Vaticano: vatican.va - Profilo ufficiale del Corpo della Guardia Svizzera
- Museo di Naters: zentrumgarde.ch - Informazioni su orari, visite e collezione
- Dizionario Storico della Svizzera: hls-dhs-dss.ch - Voci "Guardie svizzere" e "Servizio mercenario"
- SWI swissinfo.ch: Articoli storici sul museo e le tradizioni del corpo
- Vatican News: Comunicati ufficiali e cerimonie del giuramento
- Bibliografia specialistica:
- Alvarez, David (2011), The Pope's Soldiers: A Military History of the Modern Vatican, University Press of Kansas
- Royal, Robert (2006), The Pope's Army: 500 Years of the Papal Swiss Guard, Crossroads Publishing
- Richard, Christian-Roland Marcel (2005), La Guardia Svizzera Pontificia nel corso dei secoli, Leonardo International
📅 Ultima verifica delle fonti: Gennaio 2026
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