La Vendemmia in Ticino: Storia, Riti e Itinerari tra Vigne, Grotti e Cantine
Dal Malcantone al Mendrisiotto, un viaggio fra filari terrazzati, vitigni quasi dimenticati e la festa che ogni settembre trasforma un borgo in una cantina a cielo aperto.
Settembre, in Ticino, si riconosce prima dal profumo che dal calendario. È l'aria dolce e leggermente acida del mosto che comincia a fermentare nelle cantine di paese, è il ronzio delle vespe tra i grappoli maturi, sono le corti dei borghi che si preparano ad accogliere una tradizione lunga più di ottant'anni. La vendemmia, da queste parti, non è mai stata solo un lavoro agricolo: è un rito collettivo che intreccia storia, economia e identità di un intero Cantone.
Il Ticino coltiva la vite da epoca romana, ma la sua viticoltura moderna nasce nel 1906, quando le prime barbatelle di Merlot arrivarono dal Bordeaux. Oggi l'80% circa dei vigneti cantonali è piantato a Merlot, ma sopravvive anche la Bondola, l'antico vitigno autoctono quasi scomparso e oggi Presidio Slow Food. La vendemmia si svolge ancora quasi ovunque a mano, tra fine agosto e ottobre, e culmina nella storica Sagra dell'Uva di Mendrisio, nata nel 1944.
Duemila anni di vigne: le origini della viticoltura ticinese
La presenza della vite nella Svizzera italiana si perde nella notte dei tempi: le prime tracce di coltivazione risalgono all'epoca romana, oltre duemila anni fa. Per secoli il vino ticinese è stato un affare contadino e frammentato, coltivato su appezzamenti spesso piccolissimi, incastonati tra boschi di castagni, muretti a secco e terreni collinari così ripidi da meritarsi la definizione di "viticoltura eroica". Ancora oggi il paesaggio vitivinicolo del Cantone è un mosaico fatto di centinaia di piccoli filari, alcuni dei quali si insinuano persino nei centri urbani, tra Bellinzona, Lugano e Mendrisio.
Sul finire dell'Ottocento, però, questa tradizione secolare rischiò di scomparire. La fillossera, il temibile afide che devastò i vigneti di mezza Europa, colpì duramente anche il Ticino, costringendo i viticoltori a ripensare da zero il proprio patrimonio ampelografico. È da questa crisi che, paradossalmente, nacque il Ticino del vino che conosciamo oggi.
1906: l’anno che cambiò il volto del Ticino vitivinicolo
Per risollevare la viticoltura dopo la fillossera, le autorità cantonali guardarono a Bordeaux. Nel 1906 le prime barbatelle di Merlot furono distribuite nella zona di Castelrotto e Vallombrosa, in Malcantone: un piccolo esperimento agronomico che si sarebbe rivelato la scelta più fortunata nella storia enologica del Cantone. Il vitigno, infatti, trovò nel clima mite e nei suoli ben drenati del Sottoceneri condizioni quasi identiche a quelle della sua terra d'origine.
Da Castelrotto il Merlot si diffuse rapidamente: a Mendrisio nacque il vivaio cantonale dove si studiavano le nuove viti, a Mezzana si formarono generazioni di agricoltori e vivaisti, mentre ad Artore, nel Bellinzonese, sorse un vigneto sperimentale che portò il vitigno anche nel Sopraceneri. Nel giro di pochi decenni il Merlot, arrivato come semplice tentativo di rilancio, divenne il simbolo assoluto dell'enologia ticinese: oggi rappresenta circa l'80% della superficie vitata del Cantone ed è il secondo vitigno più coltivato in tutta la Svizzera. Dal 1997 il Merlot del Ticino gode della denominazione DOC.
Una delle pagine più originali di questa storia si scrive però negli anni '80, quando il mercato del vino rosso attraversa una crisi di vendite. L'enologo Adriano Petralli propone un'idea che nessuno aveva mai tentato al mondo: vinificare il Merlot in bianco. L'intuizione si rivela vincente, e il "bianco di Merlot" diventa in pochi anni una vera specialità ticinese, tanto fermo quanto spumantizzato con il metodo classico — innovazione che si deve in gran parte a Cesare Valsangiacomo, tra i padri riconosciuti dell'enologia ticinese moderna.

Bondola: il vitigno che rischiava di scomparire
Se il Merlot è la storia di un successo, la Bondola è la storia di una resistenza. Vitigno autoctono a bacca rossa, la Bondola — insieme alla rarissima Bondoletta, suo incrocio con il Completer — era fino alla metà del Novecento la spina dorsale della viticoltura ticinese: rappresentava quasi la metà della produzione di vino rosso del Cantone, soprattutto nel Sopraceneri e in Val Mesolcina. Con l'ascesa inarrestabile del Merlot, più redditizio e più semplice da coltivare, la Bondola venne progressivamente abbandonata, fino a occupare oggi appena l'1,5% della superficie vitata ticinese.
Negli ultimi anni, però, un gruppo di produttori ha deciso di non lasciarla svanire. Nel 2022 è nata la Comunità della Bondola, che riunisce cinque aziende vitivinicole (Chiericati Vini, La Segrisola, Mondò, Pian Marnino e Terreni alla Maggia) impegnate a vinificarla in purezza. Il risultato è stato riconosciuto da Slow Food, che ha inserito la Bondola tra i propri Presìdi: la prima volta, in assoluto, che un vino svizzero riceve questo riconoscimento.

Il rito della vendemmia: quando e come si raccoglie l’uva
Complice la frammentazione dei vigneti e la pendenza di molti terreni, in Ticino la vendemmia si svolge ancora in gran parte a mano: una scelta obbligata, ma anche un valore aggiunto per la qualità del raccolto. Il periodo si estende da fine agosto a tutto ottobre e segue una logica precisa. Si comincia raccogliendo le uve destinate agli spumanti e ai primi vini bianchi, quando il grado zuccherino è ancora contenuto; si prosegue in autunno inoltrato con le uve rosse riservate ai vini di maggior struttura, quelli che affineranno per mesi in barrique.
I numeri raccontano una filiera capillare e diffusa: oltre 2.700 viticoltori coltivano Merlot in tutto il Cantone e, nelle settimane clou della raccolta, si stima che siano circa 30.000 le persone coinvolte tra campi e cantine — un dato impressionante per un territorio di poco più di 350.000 abitanti, che testimonia quanto la vendemmia resti un momento identitario, non solo economico.

La Sagra dell’Uva di Mendrisio: ottant’anni di festa contadina
Non si può raccontare la vendemmia ticinese senza parlare della sua festa più amata. La Sagra dell'Uva nasce nel 1944 a Balerna come semplice festa del raccolto, pensata per dare ai contadini e ai viticoltori locali l'occasione di esporre e vendere i propri prodotti nell'ultima settimana di settembre. Trasferitasi presto a Mendrisio, nel 1957 assume il nome di "Sagra dell'Uva del Mendrisiotto", organizzata da un comitato storico composto dalle cosiddette "tre F" — Filarmonica, Federale Ginnastica e Football Club — insieme a FOFT, Federviti, la Cantina Sociale di Mendrisio e gli Amici del Buon Vino.
Da allora, ogni ultimo weekend di settembre, il centro storico di Mendrisio si trasforma: le corti delle antiche case del borgo diventano altrettanti "grotti" a cielo aperto, dove degustare vini e piatti nostrani, mentre le vie si animano di bancarelle, musica e cortei. Un appuntamento che nel 2025 ha tagliato il traguardo dell'81ª edizione, confermandosi una delle manifestazioni popolari più longeve della Svizzera italiana.
Itinerari enogastronomici da vivere in allegria e armonia...
Il Ticino del vino non è un'unica zona, ma un arcipelago di piccoli territori ognuno con la propria storia, il proprio vitigno di riferimento e le proprie cantine da scoprire. Visitarli in gruppo — con la famiglia, gli amici, i colleghi o un club enogastronomico — significa mettere in conto strade di montagna, curve tra i vigneti e, soprattutto, degustazioni: la formula ideale è lasciare il volante a qualcun altro. Con un van o un minibus a noleggio di Autolinee Svizzere è possibile organizzare l'intera giornata (o il weekend) senza pensare a parcheggi, turni di guida o limiti di alcol, spostandosi comodamente da una cantina all'altra e raggiungendo anche i luoghi meno battuti dai grandi bus turistici.
Di seguito quattro itinerari enogastronomici, organizzati per regione, con alcuni spunti — anche fuori dai percorsi più noti — dove vendemmiare, degustare o, in alcuni casi, pernottare in agriturismo (la prenotazione di alloggio e ristorazione va effettuata direttamente presso le strutture indicate).
Mendrisiotto e Basso Ceresio — la culla del Merlot moderno
Agriloro SA
Fondata nel 1981 attorno al "Tenimento dell'Ör", proprietà vitata già celebre nel Settecento, oggi Agriloro coltiva oltre venti ettari tra Arzo e Genestrerio ed è nota anche per il suo giardino ampelografico con circa 600 varietà di vite, tra i più ampi d'Europa. Le visite guidate in cantina, su prenotazione, ripercorrono le tecniche di vinificazione e si concludono con una degustazione.
Cantina Sociale di Mendrisio
Cooperativa storica che riunisce decine di piccoli viticoltori della regione, rappresenta il volto più autentico e collettivo della vendemmia mendrisiense: qui il Merlot del Mendrisiotto racconta il lavoro di un'intera comunità di produttori, più che di una singola tenuta.

Malcantone — dove nacque il Merlot ticinese
Il vigneto che cambiò la storia
È qui, tra le colline del Malcantone, che nel 1906 furono piantate le prime barbatelle di Merlot arrivate dal Bordeaux. Più che una singola cantina da visitare, Castelrotto e Vallombrosa rappresentano una tappa simbolica: passeggiare tra questi filari significa camminare nel luogo esatto in cui è nata l'identità enologica del Ticino contemporaneo.
Poggio del Cinghiale
Azienda a conduzione familiare che seleziona uve dai vigneti collinari di Castelrotto, in Malcantone, e da Lamone, nella valle del Vedeggio: due terroir diversi che convergono in vini Merlot DOC affinati in barrique. Le visite sono organizzate su appuntamento, un'occasione per un assaggio più intimo e meno turistico.

Bellinzonese e Piano di Magadino — tra vigneto sperimentale e agriturismo
Il vigneto sperimentale del Sopraceneri
Meno noto rispetto al Malcantone, il colle di Artore custodisce un pezzo importante della stessa storia: qui, accanto a una piccola chiesetta, sorse a inizio Novecento il vigneto sperimentale che portò il Merlot anche nel Sopraceneri. Una tappa particolare e poco turistica, ideale per chi cerca luoghi fuori dai circuiti abituali.
Agriturismo La Vigna
Immerso in un vigneto con vista sul Piano di Magadino e sul Lago Maggiore, questo agriturismo unisce degustazioni di vini DOC, vendita diretta e ristorazione con prodotti regionali a tre camere per chi desidera prolungare la sosta con un pernottamento tra i filari. Aperto tutto l'anno salvo una breve chiusura invernale (prenotazione diretta presso la struttura).

Locarnese e Gambarogno — vigne sul Lago Maggiore
Terreni alla Maggia
Una delle cinque aziende fondatrici della Comunità della Bondola, Terreni alla Maggia lega la propria identità sia al vitigno autoctono sia al paesaggio della piana della Maggia. Tra le "Agriesperienze" proposte figura anche un giro in e-bike tra i vigneti, un modo diverso di scoprire il territorio dopo (o prima) di una degustazione.
Cantina il Cavaliere
Sulla sponda opposta del Lago Maggiore, questa cantina dedica una linea specifica al territorio del Gambarogno, un punto di contatto diretto tra il calice e il paesaggio lacustre che lo ha generato: bianchi non banali accanto a distillati di vinaccia di Merlot in purezza.

I quattro itinerari a colpo d’occhio
| Regione | Cosa vivere | Punto di forza | Veicolo ALS consigliato |
|---|---|---|---|
| Mendrisiotto e Basso Ceresio | Cantine storiche, vendemmia partecipativa, Sagra dell'Uva | Massima densità di vigneti del Ticino | Minibus per gruppi fino a 20 persone |
| Malcantone | Il vigneto simbolo della nascita del Merlot | Valore storico e paesaggistico | Van per piccoli gruppi |
| Bellinzonese e Piano di Magadino | Vigneto sperimentale, agriturismo con pernottamento | Weekend enogastronomico completo | Van o minibus, a seconda del gruppo |
| Locarnese e Gambarogno | Bondola, e-bike tra i filari, vista lago | Paesaggio lacustre unico | Minibus con spazio per bici |
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Scopri il noleggio ALSLe origini della vendemmia: la storia del vino nei secoli
La parola stessa vendemmiaDal latino vindemia, unione di vinum ("vino") e demere ("togliere, prelevare"): letteralmente, "il prelevare ciò che diventerà vino". Il termine compare già negli scritti agronomici di Columella e Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C. ha duemila anni ed è latina. Ma la pratica che descrive — coltivare la vite e trasformarne il frutto in vino — è molto più antica di Roma, e affonda le proprie radici in un passato remoto, ben prima che esistesse anche solo la parola per raccontarlo.
Le prime tracce: il Neolitico del Caucaso
Le testimonianze chimiche più antiche di vino mai analizzate risalgono a circa 6.000 anni prima di Cristo — ottomila anni fa — e sono state individuate in frammenti di grandi giare di terracotta scoperte in Georgia, nei villaggi neolitici di Gadachrili Gora e Shulaveris Gora, a una cinquantina di chilometri dall'attuale Tbilisi. Le analisi di laboratorio hanno rilevato tracce di acido tartarico, malico, succinico e citrico: la "firma chimica" inequivocabile della fermentazione dell'uva, precedente di circa mille anni rispetto alle testimonianze fino ad allora ritenute più antiche, trovate sui Monti Zagros, in Iran. Quelle giare assomigliano alle qvevriGrandi anfore di terracotta, spesso interrate, tradizionalmente utilizzate in Georgia per fermentare e conservare il vino. La tecnica è talmente antica e radicata da essere riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. ancora oggi impiegate in Georgia per fermentare il vino sottoterra: una continuità produttiva più unica che rara.
Poco più a sud, in Armenia, la grotta di Areni-1 conserva qualcosa di ancora più sorprendente: non semplici tracce chimiche, ma il più antico impianto di vinificazione conosciuto al mondo, risalente a circa 4.100 anni prima di Cristo. Gli archeologi vi hanno trovato una pressa in pietra collegata tramite un canale a un tino di fermentazione interrato, insieme a giare di stoccaggio e persino una coppa per bere — il tutto accanto a sepolture umane, a suggerire che il vino, fin dagli albori, non fosse soltanto una bevanda ma anche un elemento rituale.

Il vino sacro dei faraoni
In Egitto il vino fu fin da subito qualcosa di più di un semplice alimento: la tradizione lo associava al sangue di Osiride, dio della resurrezione, e per questo compare quasi sistematicamente nei corredi funerari delle tombe reali. Nella tomba della regina Meret-Neith, vissuta oltre 5.000 anni fa e considerata da alcuni egittologi la prima donna a governare l'Egitto, sono state ritrovate giare di vino ancora sigillate insieme a vinaccioli, i semi dell'uva. Secoli più tardi, durante il Nuovo Regno, gli egizi iniziarono a incidere sulle anfore iscrizioni geroglifiche con l'anno di produzione, la tenuta di provenienza e persino il nome del responsabile della vinificazione: di fatto, le prime etichette di vino della storia. L'esempio più celebre arriva dalla tomba di Tutankhamon, le cui anfore riportano ancora oggi, leggibili, l'annata e il nome del "capo vinificatore" incaricato di produrle.
Dalla Grecia a Roma: la vite conquista il Mediterraneo (e le Alpi)
Furono i greci a trasformare il vino in un'istituzione culturale e religiosa, presieduta dal dio Dioniso e al centro dei banchetti conviviali. Quando, a partire dall'VIII secolo a.C., i coloni greci raggiunsero le coste dell'Italia meridionale, restarono talmente colpiti dalla densità dei vigneti che ribattezzarono quella terra EnotriaDal greco oinos, "vino": nome con cui gli antichi greci chiamavano l'Italia meridionale, letteralmente "terra della vite", per la straordinaria abbondanza di vigneti che vi trovarono al loro arrivo. — "terra della vite" — un nome poi esteso a indicare l'intera penisola meridionale.
Furono però i romani a fare della viticoltura una scienza e un'industria su scala continentale. Trattati come il De Agri Cultura di Catone il Censore (II secolo a.C.), il De Re Rustica di Columella e la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (entrambi I secolo d.C.) codificarono tecniche di potatura, innesto e vinificazione con una precisione sorprendente. Ed è proprio grazie all'espansione romana che la vite valicò le Alpi, raggiungendo anche la provincia romana della Rezia, che comprendeva il territorio dell'attuale Ticino: la storia bimillenaria a cui abbiamo accennato all'inizio di questo articolo non è un caso isolato, ma parte diretta di quell'espansione.
Il Medioevo: quando furono i monaci a salvare la vite
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, gran parte delle strutture agricole ed economiche europee collassò. La viticoltura sopravvisse soprattutto grazie ai monasteri: il vino era indispensabile per la celebrazione dell'Eucaristia, e per questo le comunità benedettine — e più tardi quelle cistercensi — mantennero, ampliarono e perfezionarono per secoli la coltivazione della vite in tutta Europa, custodendo un sapere tecnico che altrimenti sarebbe andato disperso nei secoli più difficili dell'Alto Medioevo.
Il capitolo ticinese: quando le radici diventano americane
Questa storia lunghissima arriva fino al Ticino in un modo che sorprende quasi sempre chi ama il vino. Nella seconda metà dell'Ottocento un minuscolo insetto originario del Nord America, la fillosseraInsetto simile a un afide (Daktulosphaira vitifoliae), originario del Nord America, che attacca le radici della vite europea causandone il deperimento. Introdotto accidentalmente in Europa attorno al 1860, devastò la quasi totalità dei vigneti del continente nel giro di pochi decenni., sbarcò in Europa nascosta tra le radici di viti importate a scopo di studio, devastando nel giro di pochi decenni la quasi totalità dei vigneti del continente — Ticino incluso. La soluzione arrivò, paradossalmente, dallo stesso continente che aveva generato il problema: alcune specie di vite selvatica americana si rivelarono naturalmente resistenti all'insetto, e innestare le varietà europee su questi portainnesti americaniRadice e parte basale della pianta, su cui viene innestata la varietà europea che produrrà i grappoli (il "nesto"). Un espediente agronomico ancora oggi utilizzato nella quasi totalità dei vigneti mondiali. divenne la pratica che salvò la viticoltura europea. Fu così che, nel 1906, le prime barbatelle di Merlot arrivate dal Bordeaux furono piantate a Castelrotto: non semplici talee, ma innesti di legno francese su radici americane.
Ecco dunque ottomila anni di storia racchiusi in un calice: ogni bicchiere di Merlot ticinese, il vino che oggi rappresenta l'identità stessa del Cantone, discende da una catena ininterrotta che parte dalle giare neolitiche del Caucaso, passa per le tombe dei faraoni, i simposi greci, i trattati agronomici romani e le vigne dei monasteri medievali — per arrivare, infine, a radici americane innestate su un colle del Malcantone.

Domande frequenti sulla vendemmia in Ticino
Quando si svolge la vendemmia in Ticino?
La vendemmia in Ticino si svolge tra fine agosto e ottobre. Si inizia con le uve destinate a spumanti e vini bianchi, quando il grado zuccherino è ancora contenuto, e si conclude in autunno inoltrato con le uve rosse riservate ai vini più strutturati, affinati in barrique.
Quali sono i vitigni tipici del Ticino?
Il vitigno principale è il Merlot, che copre circa l'80% della superficie vitata cantonale ed è coltivato dal 1906. Sopravvive anche la Bondola, l'antico vitigno autoctono, mentre il Ticino è noto anche per il raro "Bianco di Merlot", ottenuto vinificando in bianco un'uva a bacca rossa.
Cos'è la Bondola e perché è considerata così rara?
La Bondola è il vitigno autoctono ticinese a bacca rossa, un tempo maggioritario e oggi ridotto ad appena l'1,5% della superficie vitata a causa del successo del Merlot. Dal 2022 cinque aziende riunite nella "Comunità della Bondola" la valorizzano in purezza, ottenendo per lei il riconoscimento di Presidio Slow Food — il primo mai assegnato a un vino svizzero.
È possibile partecipare alla vendemmia anche da turisti?
Sì. In diverse zone del Cantone, in particolare nel Mendrisiotto e Basso Ceresio, alcune cantine organizzano giornate di raccolta partecipativa tra settembre e ottobre, spesso gratuite e seguite da un pranzo conviviale. È consigliabile prenotare in anticipo direttamente presso l'ente turistico regionale o la cantina scelta.
Quando si svolge la Sagra dell'Uva di Mendrisio?
Ogni anno, l'ultimo fine settimana di settembre. La manifestazione è nata nel 1944 a Balerna come festa del raccolto ed è oggi una delle sagre popolari più longeve della Svizzera italiana, con le corti del centro storico di Mendrisio trasformate in grotti a cielo aperto.
Come si possono visitare più cantine in un giorno senza pensare a chi guida?
Noleggiando un van o un minibus, con o senza autista: l'intero gruppo si sposta insieme da una cantina all'altra, comodamente, senza il pensiero del parcheggio o di dover rinunciare a un calice in più dopo la degustazione.
Autolinee Svizzere organizza anche il pernottamento in agriturismo o le prenotazioni nei ristoranti?
No. Autolinee Svizzere mette a disposizione esclusivamente il noleggio di van e minibus per il trasporto del gruppo. La scelta e la prenotazione di alloggi, agriturismi e ristoranti restano a carico del cliente, da concordare direttamente con le strutture indicate negli itinerari.
Perché il Merlot ticinese esiste anche in versione bianca?
Fu un'intuizione dell'enologo Adriano Petralli negli anni '80, in risposta a una crisi del mercato dei vini rossi: vinificare in bianco un'uva a bacca rossa come il Merlot, un'idea all'epoca praticamente unica al mondo. Oggi il "Bianco di Merlot" ticinese si produce sia fermo sia spumantizzato con il metodo classico.
Fonti principali: RSI – Territorio e tradizioni, Ticino Turismo (ticino.ch), Mendrisiotto Turismo, Comunità della Bondola / Slow Food Svizzera.













