I Celti in Svizzera: Insediamenti, Riti e Tracce di un Popolo Misterioso
Un viaggio tra gli Elvezi, La Tène e i misteri del santuario del Mormont
Molto prima che il nome "Svizzera" comparisse su una mappa, sull'Altopiano tra il Giura e le Alpi viveva un popolo di guerrieri, artigiani e sacerdoti che i Romani chiamavano Elvezi. Le loro tracce sono ovunque, spesso senza che nessuno le noti: nel nome latino della Confederazione, nelle vetrine di un museo cantonale, nei resti di un ponte di legno affondato in un fiume vicino a Neuchâtel — un ponte che ha dato il nome a un'intera epoca della storia europea.
Chi erano i Celti? Un mosaico di popoli, non una nazione
Prima di parlare dei Celti in Svizzera è utile chiarire un equivoco molto diffuso: i Celti non furono mai un popolo unico, con un solo re o una sola bandiera. Erano piuttosto un insieme di tribù che condividevano lingua, religione, tecniche artigianali e uno stile artistico riconoscibile, diffuse dall'Irlanda all'Anatolia. Gli storici distinguono due grandi fasi: la cultura di Hallstatt (circa VIII-V secolo a.C.), che prende nome da un sito austriaco ricco di miniere di sale, e la successiva cultura di La TèneiCultura di La Tène: fase più recente della civiltà celtica europea, dal 450 a.C. circa fino alla conquista romana. Prende il nome da un sito archeologico svizzero. (dal 450 a.C. circa fino alla conquista romana), il cui sito eponimo si trova, appunto, in Svizzera.
Fu durante l'espansione di La Tène che i gruppi celtici raggiunsero la loro massima estensione: verso sud attraversarono le Alpi occupando la Pianura Padana, verso est arrivarono nei Balcani e in Anatolia, verso ovest popolarono la Penisola Iberica e le Isole Britanniche. In questo grande movimento, l'Altopiano svizzero non fu una periferia marginale, ma uno snodo strategico tra il mondo mediterraneo e l'Europa centrale, attraversato da vie commerciali che portavano vino, ceramica e oggetti di lusso dal sud in cambio di sale, metalli e bestiame.
Gli Elvezi: i Celti della Svizzera
Il popolo celtico più strettamente legato al territorio svizzero è quello degli Elvezi (in latino Helvetii), da cui deriva ancora oggi il nome latino della Confederazione, Helvetia — la stessa radice della sigla "CH" che si vede sulle targhe automobilistiche. Secondo quanto racconta Giulio Cesare, gli Elvezi occupavano la regione compresa tra il massiccio del Giura a ovest, il Reno a nord e a est, e il lago Lemano con il Rodano a sud: una descrizione che corrisponde grosso modo all'attuale Altopiano svizzero. La tribù era organizzata in quattro raggruppamenti, chiamati "pagi" da Cesare, tra cui è menzionato quello dei Tigurini.

Nel 107 a.C., più di mezzo secolo prima di Cesare, i Tigurini — un sottogruppo degli Elvezi guidato dal condottiero Divicone — sconfissero un esercito romano guidato dal console Lucio Cassio Longino nei pressi di Agen, nella Gallia meridionale, costringendo i sopravvissuti a passare sotto il giogo in segno di umiliazione. È il primo episodio storico in cui gli antenati degli svizzeri compaiono nelle fonti romane, e non certo come popolo sottomesso.
Accanto agli Elvezi vivevano altri gruppi celtici con cui condividevano il territorio: i Rauraci nella regione di Basilea, i Sequani più a ovest verso il Giura francese, e più tardi anche popolazioni alpine come i Reti nelle valli orientali. Non si trattava di comunità isolate: gli scavi mostrano villaggi agricoli, fattorie sparse e, a partire dal II secolo a.C., i primi grandi centri fortificati che gli archeologi chiamano oppidaiOppidum (plurale oppida): insediamento fortificato celtico di grandi dimensioni, spesso costruito su un'altura o su una penisola difesa naturalmente da un fiume..
La Tène: il piccolo sito svizzero che ha dato il nome a un’epoca
Nel novembre del 1857 il pescatore Hans Kopp, che cercava reperti antichi per conto del collezionista di Bienne Friedrich Schwab, individuò sul fondo del lago di Neuchâtel, presso la foce del fiume Thielle, una serie di pali di legno ancora infissi verticalmente nel fango: erano i resti di un antico ponte. Negli anni successivi, complici i lavori di prosciugamento delle acque giurassiane, il sito restituì migliaia di oggetti in ferro e bronzo — spade lunghe con foderi finemente decorati, punte di lancia, scudi, fibule, monete d'oro e persino una ruota di carro a dieci raggi, straordinariamente conservata grazie all'ambiente umido e privo di ossigeno.
Oggi sono catalogati più di 4.500 reperti provenienti da La Tène, conservati in una trentina di musei in tutto il mondo, da Neuchâtel a Vienna, da Londra a Harvard. Ogni volta che uno storico parla di "arte lateniana" o di "periodo di La Tène" — che si tratti di un reperto scozzese o boemo — sta, senza saperlo, citando un piccolo comune del Canton Neuchâtel di poche migliaia di abitanti.
Resta ancora aperta, tra gli specialisti, la domanda sul perché armi e oggetti preziosi finissero nelle acque della Thielle: offerte votive gettate da un ponte-santuario in onore di una divinità, oppure il relitto di un disastro bellico che travolse un accampamento? Gli studi più recenti, condotti in collaborazione tra istituzioni svizzere, francesi e tedesche, propendono per un uso rituale prolungato nel tempo, ma il dibattito scientifico resta vivo.
Le città prima delle città: gli oppida celtici
Un altro filo che lega la Svizzera di oggi al mondo celtico corre sotto i centri storici delle principali città del Paese. Tra il II e il I secolo a.C., gli Elvezi e i popoli a loro alleati costruirono grandi insediamenti fortificati in posizioni difese naturalmente da un fiume o da un'altura — gli stessi luoghi che, secoli dopo, i Romani prima e le città medievali poi avrebbero scelto per gli stessi motivi strategici.
Basilea
- Insediamento aperto dei Rauraci a Basel-Gasfabrik, poi sostituito da un oppidum fortificato sulla collina della cattedrale (Münsterhügel) dopo il 58 a.C.
- L'abbandono del sito aperto coincide, con ogni probabilità, con la crescente minaccia romana.
Berna
- Sulla penisola di Engehalbinsel, protetta su tre lati dal meandro del fiume Aar, sorgeva Brenodurum.
- Oltre 140 ettari di superficie: uno dei più estesi centri fortificati della regione.
Zurigo
- Il grande insediamento fortificato dell'Uetliberg, sulla collina che domina ancora oggi la città.
- Resti di un abitato del I secolo a.C. scoperti ai piedi del Lindenhof, il colle nel cuore del centro storico.
Ginevra
- Cesare stesso definisce Ginevra un oppidum nel De Bello Gallico.
- Collocato sulla collina dell'attuale cattedrale, con un porto sul lago Lemano ai suoi piedi.
Questa continuità insediativa — dal villaggio celtico, al vicus romano, alla città medievale, fino alla città di oggi — è uno degli aspetti più affascinanti dell'archeologia svizzera: camminare per le vie di Berna o salire al Lindenhof di Zurigo significa, letteralmente, ripercorrere gli stessi tracciati calpestati dai Celti duemila anni fa.
Il santuario del Mormont: il più grande luogo di culto celtico d’Europa
Se La Tène racconta l'archeologia dell'Ottocento, il Mormont è la grande scoperta del nuovo millennio. Nel 2006, durante l'ampliamento di una cava di calcare sulla collina tra i comuni vodesi di Éclépens e La Sarraz, gli archeologi si imbatterono in un sito che nessuno si aspettava: oltre 250 fosse scavate nel terreno, colme di offerte accumulate in un periodo relativamente breve, databile tra il 120 e l'80 a.C. circa.

Nelle fosse sono stati rinvenuti oggetti in ceramica, ferro e bronzo, macine per il grano, e soprattutto un'enorme quantità di ossa animali — cavalli di grossa taglia, alcuni verosimilmente importati dall'Italia, oltre a maiali e bovini — sacrificati in due periodi dell'anno, primavera e autunno, forse in concomitanza con festività religiose legate al calendario agricolo.
È un altro dato a rendere il Mormont uno dei siti più discussi della protostoria europea: quasi 1.200 resti ossei umani, appartenenti a individui di ogni età, mescolati in modo non convenzionale ai resti animali. Alcuni frammenti mostrano tracce di trattamento termico, che alcuni studiosi collegano a pratiche rituali complesse, mentre altri le attribuiscono a fenomeni post-deposizionali o a incinerazioni difettose: un punto su cui la comunità scientifica è tuttora divisa, ed è onesto dirlo senza sensazionalismi.
Da un punto di vista storico e culturale, il Mormont è prezioso proprio perché sfugge agli schemi già noti: a differenza dei grandi santuari gallici del nord della Francia, qui non si distinguono nettamente animali "da cibo" e animali "sacri", e il consumo rituale di carne equina — pratica assente altrove — apre interrogativi ancora senza risposta definitiva sulla religiosità degli Elvezi del Mormont.

Riti, druidi e credenze: la spiritualità dei Celti d’Altopiano
La religione celtica non conosceva templi in pietra come quelli greci o romani: i luoghi di culto erano spesso radure boschive, sorgenti, laghi e fiumi, considerati punti di contatto con il mondo divino. È questo il motivo per cui armi e gioielli venivano affidati alle acque, come a La Tène, oppure sepolti in fosse rituali, come al Mormont: l'acqua e la terra fungevano da tramite verso le divinità.
Al vertice della vita religiosa e culturale celtica c'erano i druidiiDruidi: non semplici sacerdoti, ma custodi della memoria, giudici, maestri e consiglieri politici presso i popoli celtici. La loro formazione poteva durare fino a vent'anni.: non semplici sacerdoti, ma custodi della memoria, giudici, maestri e consiglieri politici. La loro formazione, secondo le fonti romane, poteva durare anche vent'anni ed era interamente basata sulla trasmissione orale, poiché i druidi ritenevano che affidare la conoscenza sacra alla scrittura ne avrebbe indebolito il valore.
Nel De Bello Gallico, Cesare racconta — pur da osservatore esterno e non sempre imparziale — che uno degli insegnamenti fondamentali dei druidi era la convinzione dell'immortalità dell'anima: una fede che, a suo dire, contribuiva al leggendario coraggio dei guerrieri celtici in battaglia.Gaio Giulio Cesare, De Bello Gallico (parafrasi), I secolo a.C.

Quanto ai sacrifici — animali, e secondo alcune interpretazioni anche umani in circostanze eccezionali — è bene mantenere un approccio storiograficamente prudente: le fonti romane, spesso interessate a dipingere i popoli "barbari" come selvaggi da civilizzare, non sono testimoni neutrali. L'archeologia, come nel caso del Mormont, offre indizi concreti ma non sempre risposte univoche, e questo margine di incertezza fa parte, a pieno titolo, del fascino della materia.
Da popolo sconfitto a mito fondatore
C'è un paradosso curioso nella memoria storica svizzera. Gli Elvezi, nel 58 a.C., non vinsero: furono sconfitti da Cesare a Bibracte e costretti a tornare sui propri passi. Eppure, a partire dal tardo Medioevo e soprattutto nell'Ottocento, la giovane Confederazione sentì il bisogno di antenati fondatori a cui richiamarsi, e proprio gli Elvezi — con il loro nome sopravvissuto nel latino "Helvetia" — vennero eletti a simbolo delle origini nazionali. Un mito costruito a posteriori, diverso da quello di Vercingetorige in Francia (che a Bibracte era invece il vincitore): la sconfitta e il tentativo di abbandonare la propria terra non avevano, di per sé, nulla di eroico. Ma la storia, si sa, viene spesso riscritta da chi la racconta dopo.
Cesare e la fine di un mondo: la battaglia di Bibracte (58 a.C.)
Nella primavera del 58 a.C. gli Elvezi presero una decisione drastica: abbandonare in massa il proprio territorio — dando alle fiamme villaggi e raccolti per non avere la tentazione di tornare indietro — per migrare verso ovest, in cerca di terre più fertili nella Gallia atlantica. Secondo le cifre riportate da Cesare, oltre 360.000 persone si misero in marcia, di cui circa 92.000 in grado di combattere. Il percorso più breve li avrebbe portati ad attraversare la provincia romana della Gallia Narbonense, ma Gaio Giulio Cesare, allora governatore della provincia, negò il passaggio.
Costretti a deviare attraverso il territorio dei Sequani, gli Elvezi proseguirono la marcia inseguiti dalle legioni romane. Lo scontro decisivo avvenne nei pressi di Bibracte, capitale degli Edui alleati di Roma, nell'attuale Borgogna: dopo una battaglia durata dal primo pomeriggio fino a notte, gli Elvezi furono sconfitti, con perdite ingentissime tra combattenti e civili. I sopravvissuti — circa 110.000-130.000 secondo le stime — furono costretti da Cesare a tornare sull'Altopiano svizzero e a ricostruire ciò che avevano distrutto: Roma preferiva un popolo alleato e "cuscinetto" contro le tribù germaniche, piuttosto che un vuoto di potere pericoloso ai propri confini.
La battaglia di Bibracte segna convenzionalmente l'inizio della conquista romana della Gallia e, per la Svizzera, la fine dell'autonomia politica degli Elvezi: da lì in avanti il loro territorio entrerà progressivamente nell'orbita di Roma, fino alla piena romanizzazione simboleggiata dalla fondazione di Aventicum (l'odierna Avenches), che diventerà la capitale della nuova provincia elvetica.
Identita Svizzera: Storia e Origini
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Le tracce dei Celti nella Svizzera di oggi
Il passato celtico non è confinato nelle vetrine dei musei: sopravvive nei nomi. "Helvetia" continua a comparire sulle monete e sui francobolli svizzeri come nome latino ufficiale della Confederazione. Numerosi toponimi di fiumi, colline e località dell'Altopiano affondano probabilmente le radici in forme linguistiche celtiche, anche se la loro etimologia esatta resta spesso oggetto di dibattito tra i linguisti.
Dove vedere i reperti celtici in Svizzera:
- Laténium — parco e museo archeologico di Hauterive, alle porte di Neuchâtel: la collezione più ricca dedicata al periodo celtico.
- Musée cantonal d'archéologie et d'histoire di Losanna — custodisce parte dei reperti del santuario del Mormont.
- Landesmuseum di Zurigo — sezione dedicata all'età del Ferro e ai reperti lateniani.
- Musée Schwab di Bienne — una delle raccolte lateniane più antiche al mondo.
Orari e modalità di visita variano stagionalmente: verificare sempre i siti ufficiali dei musei prima di organizzare la visita.
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Richiedi un preventivoDomande frequenti sui Celti in Svizzera
Chi erano gli Elvezi e dove vivevano esattamente?
Gli Elvezi (Helvetii) erano il principale popolo celtico stanziato sull'Altopiano svizzero, in un territorio compreso tra il massiccio del Giura, il Reno e il lago Lemano, secondo la descrizione di Giulio Cesare nel De Bello Gallico. Il loro nome è all'origine del nome latino "Helvetia", ancora oggi usato per indicare la Svizzera.
Perché la cultura celtica europea si chiama "cultura di La Tène"?
Perché il nome deriva dal sito archeologico di La Tène, sul lago di Neuchâtel, scoperto nel 1857. La quantità e qualità eccezionale dei reperti ritrovati portò gli archeologi ottocenteschi ad adottare quel nome per indicare l'intera fase più recente della civiltà celtica europea, dal 450 a.C. circa fino alla conquista romana.
Cos'è il santuario del Mormont e perché è così importante?
Il Mormont è un santuario celtico scoperto nel 2006 nel canton Vaud, considerato il più grande luogo di culto celtico rinvenuto finora in Europa. Contiene oltre 250 fosse rituali con offerte, resti di animali sacrificati e circa 1.200 resti ossei umani, databili tra il 120 e l'80 a.C. circa.
I Celti svizzeri praticavano sacrifici umani?
L'archeologia, in particolare al Mormont, ha documentato la presenza di resti umani mescolati a offerte animali, ma l'interpretazione resta dibattuta tra gli studiosi: alcune ossa mostrano segni compatibili con pratiche rituali, mentre in altri casi si ipotizzano fenomeni post-deposizionali. Le fonti romane, non sempre imparziali verso i popoli celtici, vanno inoltre lette con cautela storiografica.
Quali città svizzere sorgono su antichi insediamenti celtici?
Basilea, Berna, Zurigo, Ginevra e Yverdon-les-Bains si sviluppano tutte a partire da insediamenti fortificati celtici (oppida) risalenti al II-I secolo a.C., poi occupati o rifondati in epoca romana e proseguiti ininterrottamente fino ai giorni nostri.
Come finì il rapporto tra gli Elvezi e Roma?
Nel 58 a.C. gli Elvezi tentarono una migrazione di massa verso la Gallia occidentale ma furono fermati e sconfitti da Giulio Cesare nella battaglia di Bibracte. Cesare li costrinse a tornare sull'Altopiano svizzero come popolo alleato, segnando l'inizio della progressiva romanizzazione del territorio, completata con la fondazione della capitale provinciale Aventicum.
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Fonti e approfondimenti
- Dizionario Storico della Svizzera (DSS/HLS) — voci "Elvezi", "Celti", "Oppidum", "Tène, La (sito archeologico)"
- Gaio Giulio Cesare, Commentarii de Bello Gallico, Libro I
- Gilbert Kaenel, L'an -58. Les Helvètes. Archéologie d'un peuple celte, Presses polytechniques et universitaires romandes, 2012
- Laténium — Parco e museo archeologico di Neuchâtel
- Musée cantonal d'archéologie et d'histoire, Losanna — documentazione sugli scavi del Mormont













