I Laghi Alpini Segreti del Ticino: Itinerario Weekend per Famiglie e Gruppi di Amici
Tra funicolari ripidissime, acque che non si mescolano mai e villaggi sospesi tra le rocce: un weekend fuori dai sentieri battuti, alla scoperta dei laghi di montagna che il Ticino custodisce come segreti di famiglia.
Ci sono laghi che si vedono da lontano, sulle cartoline, affollati di ombrelloni. E poi ci sono i laghi che il Ticino tiene per sé: piccoli specchi d'acqua color smeraldo, raggiungibili solo con una funicolare che sfida la pendenza, o con una teleferica che in cinque minuti vi porta a novecento metri di dislivello sopra la valle. Sono i laghi alpini segreti del Cantone, e per due giorni possono diventare il cuore di un weekend che famiglie e gruppi di amici non dimenticheranno facilmente.
Il Ticino non è solo il cantone del sole e dei portici di Lugano: è anche, e forse soprattutto, un territorio scolpito dai ghiacci, attraversato da torrenti impetuosi e punteggiato da decine di laghetti d'alta quota che per secoli hanno alimentato leggende, dato da vivere a intere comunità e, più di recente, acceso la curiosità degli scienziati di tutto il mondo. Alcuni di questi laghi sono nati da un meteorite, almeno stando alla leggenda. Altri nascondono, sotto la superficie tranquilla, un fenomeno chimico che li rende un laboratorio a cielo aperto sull'origine della vita. Altri ancora hanno sepolto per sempre, sotto milioni di metri cubi d'acqua, gli alpeggi e le cascine di chi ci viveva prima che arrivassero gli ingegneri e le grandi dighe del Novecento.
In questo itinerario vi accompagniamo in un weekend di due giorni — pensato per essere percorso comodamente in autobus o minibus, così che l'intero gruppo possa viaggiare insieme, senza il pensiero di più auto e parcheggi separati — tra l'Alta Leventina e la Val Bavona, con una tappa finale dedicata a chi vuole trasformare il weekend in qualcosa di più lungo. Racconteremo la storia di ogni lago, la leggenda che gli abitanti si tramandano da generazioni, e vi daremo consigli pratici per goderveli con bambini, nonni e amici al seguito.
Un avvertimento, prima di partire: qui non troverete grandi hotel di lago né ristoranti stellati. I laghi alpini segreti del Ticino si raggiungono con funicolari storiche, teleferiche panoramiche e strade di montagna che si arrampicano tra i tornanti — il tipo di gita che richiede un mezzo affidabile, un autista che conosca le valli e un po' di organizzazione in più. Esattamente il motivo per cui, da generazioni, le famiglie e i gruppi ticinesi affidano queste giornate a chi i passi di montagna li percorre ogni settimana.
Perché il Ticino nasconde così tanti laghi alpini
Basta guardare una mappa topografica del Cantone per capirlo: il Ticino è un susseguirsi di valli strette, scavate da ghiacciai che migliaia di anni fa si sono ritirati lasciando dietro di sé conche, doline e bacini naturali che l'acqua di disgelo ha lentamente riempito. La Val Piora, la Val Bavona, la Val di Blenio, la Val Bedretto: ognuna di queste valli custodisce una costellazione di piccoli laghi, spesso a quote comprese tra i 1'800 e i 2'400 metri, che d'estate diventano lo scenario di passeggiate, picnic e — non di rado — di storie che si raccontano ancora oggi attorno al fuoco delle capanne alpine.
Ma c'è un secondo motivo, meno geologico e più industriale, che spiega perché così tanti di questi laghi siano oggi facilmente raggiungibili anche da chi non è un escursionista esperto: il Novecento ticinese è stato, in larga parte, il secolo dell'oro bianco, l'energia idroelettrica. Tra gli anni Dieci e gli anni Sessanta del secolo scorso, ingegneri e maestranze hanno costruito dighe, condotte forzate, centrali e — soprattutto — funicolari e teleferiche pensate inizialmente per trasportare materiali e operai fino ai cantieri più remoti. Molti di questi impianti, una volta terminati i lavori, sono stati aperti al pubblico, trasformando quote un tempo raggiungibili solo dopo ore di cammino in mete accessibili in pochi minuti, anche a chi porta con sé un passeggino o l'entusiasmo imprevedibile di un bambino di sei anni.
È un paradosso affascinante: i laghi alpini più "segreti" del Ticino sono spesso, allo stesso tempo, tra i più facilmente accessibili — a patto di conoscerli. La funicolare del Ritom, la teleferica del Tremorgio, la funivia di Robiei: tutte nascono per servire cantieri idroelettrici, e tutte oggi regalano ai visitatori un'esperienza doppia, panoramica e ingegneristica insieme. Salire su questi impianti non è solo un modo per accorciare una salita: è un piccolo viaggio nella storia industriale del Cantone, un secolo in cui il Ticino ha imparato a trasformare l'acqua delle sue montagne in energia per l'intera Svizzera — comprese le linee ferroviarie del San Gottardo.
A questo si aggiunge un terzo strato, più antico: quello della cultura alpigiana. Da secoli, le alte valli ticinesi vengono popolate solo d'estate da mandrie e famiglie di pastori che salgono agli alpeggi per la produzione del formaggio . I laghi alpini erano, per questa economia della transumanza, punti di riferimento pratici — riserve d'acqua, luoghi di sosta, confini tra un alpeggio e l'altro — ma anche luoghi carichi di significato simbolico, spesso percepiti come soglie tra il mondo conosciuto della valle e quello sconosciuto, misterioso, dell'alta montagna.

Il filo rosso dei miti: i laghi come soglie tra i mondi
Chi frequenta le leggende alpine, non solo quelle ticinesi, riconosce presto alcuni temi ricorrenti. I laghi di montagna, proprio per la loro posizione di confine — troppo in alto per essere del tutto "domestici", troppo vicini ai pascoli per essere del tutto "selvaggi" — diventano nell'immaginario popolare luoghi ambigui, dove le regole del mondo di sotto non valgono più del tutto. Non stupisce quindi ritrovare, di lago in lago, alcuni motivi che si ripetono con piccole variazioni: il villaggio sommerso, la creatura che vive sul fondo, l'origine celeste o soprannaturale dello specchio d'acqua, lo spirito custode che protegge — o punisce — chi non rispetta la montagna.
Nel Tremorgio, come vedremo, la leggenda racconta di un castello inghiottito da una voragine dopo l'inganno di una figura quasi fiabesca. In altri laghi ticinesi — pensiamo alle numerose dighe costruite nel secolo scorso — la "sommersione" non è più solo mitologica ma storicamente documentata: interi alpeggi, cascine e prati da fieno sono realmente scomparsi sotto l'acqua per fare spazio ai bacini idroelettrici, offrendo un parallelo curioso e concreto alle antiche leggende di villaggi inabissati. È come se il Novecento avesse, in qualche misura, reso reali alcune delle paure più antiche delle popolazioni alpine.
Un secondo filo conduttore è quello della scienza che si affianca al mito, invece di cancellarlo. Il Lago di Cadagno, che scopriremo nella prima giornata del nostro itinerario, è forse l'esempio più sorprendente: la sua natura "misteriosa" — due strati d'acqua che non si mescolano mai, uno abitato da forme di vita quasi primordiali — non è leggenda, ma un fenomeno scientificamente studiato da ricercatori di tutta Europa. Il confine tra magia e biologia, qui, si assottiglia fino quasi a scomparire.
Infine, un terzo elemento che accomuna molte di queste valli è la presenza di popolazioni "altre": penseremo, arrivando a Bosco Gurin, alla comunità Walser che dal XIII secolo porta con sé una lingua, un'architettura e un patrimonio di leggende diverse da quelle del resto del Cantone — a partire dal celebre Weltu, creatura silvestre dai piedi rivolti all'indietro che ancora oggi popola l'immaginario dei bambini della valle.
Villaggi sommersi, laghi nati da un meteorite, popoli silvestri, acque che custodiscono i segreti dell'origine della vita: ogni lago di questo itinerario aggiunge un tassello diverso a un'unica, grande narrazione alpina. Ve li raccontiamo uno per uno, cominciando dall'Alta Leventina.

Nell’Alta Leventina, tra funicolari da record e acque che non si mescolano mai
La prima giornata del nostro weekend si svolge interamente in Alta Leventina, nella Val Piora: un altopiano d'alta quota raggiungibile da Piotta, lungo la storica linea del San Gottardo, che in poche decine di chilometri concentra tre dei laghi più affascinanti — e più diversi tra loro — dell'intero Cantone. Una giornata pensata per essere vissuta con calma: due impianti a fune spettacolari, una passeggiata pianeggiante adatta anche ai passeggini robusti, e la possibilità di assaggiare uno dei formaggi d'alpe più ricercati del Ticino.
Lago di Tremorgio: il castello inghiottito dalla Befana
Sopra il villaggio di Rodi, frazione del comune di Prato Leventina, una teleferica di proprietà dell'azienda elettrica cantonale AET sale in appena cinque minuti superando un dislivello di circa novecento metri, con due cabine da otto posti che si incrociano a metà del percorso. In pochi istanti, dal fondovalle della Leventina ci si ritrova in un altro mondo: un laghetto quasi perfettamente circolare, dalle rive erbose, incassato in una conca che pare disegnata con il compasso. Dalla stazione d'arrivo bastano tre minuti a piedi per raggiungere le rive del lago e la storica Capanna Tremorgio.
È proprio questa forma insolitamente rotonda ad aver alimentato, nei secoli, una delle leggende più suggestive e più scientificamente curiose di tutto il Ticino. Alcuni geologi — tra cui un ricercatore del Politecnico federale di Zurigo che negli anni ha studiato le rocce circostanti — hanno osservato che le formazioni intorno al lago mostrano segni di deformazione compatibili con l'impatto di un piccolo corpo celeste, di qualche decina di metri di diametro. Vista dall'alto, la conca ricorda davvero il cratere lasciato da un meteorite: da qui, secondo alcune interpretazioni, deriverebbe persino il nome del lago, "Tremorgio", che richiamerebbe una tramoggia, l'imbuto usato nei mulini.
Ma è la tradizione popolare, ben più della geologia, ad aver reso il Tremorgio un luogo di racconto. Si narra che un tempo, sullo sperone roccioso che oggi affaccia sul lago, sorgesse il castello di un signore di nome Tremor, costantemente in lotta con la Befana. Alla fine la vecchia strega ebbe la sua vendetta con un inganno crudele: si trasformò in un'affascinante principessa e sposò Tremor, che si accorse della verità solo quando notò, al posto dei piedi della sposa, due zampe d'oca. Scoperta, la Befana scatenò un terremoto: al posto del castello si aprì una voragine che si riempì d'acqua azzurra, così profonda da sembrare collegata agli inferi. Attorno alle rive, racconta ancora la leggenda, crebbe da allora l'aquilegia alpina — un fiore dalla corolla a cinque punte, come una corona ducale — nato dalla trasformazione del luogotenente di Carlo Magno, anch'egli vittima degli incantesimi della Befana.
Al di là del mito, la storia "reale" del Tremorgio è quella, già raccontata, dell'industria idroelettrica ticinese: già nel 1899 un ingegnere di Lavorgo chiese la concessione per sfruttare industrialmente le acque del lago, ma i lavori per la centrale iniziarono solo nel 1918 e furono completati nel 1926, con l'aggiunta di un sistema di pompaggio che sollevava l'acqua del fiume Ticino per accumularla nel bacino — un impianto rimasto in funzione fino al 1975. Oggi il lago, ripopolato con trote fario, iridee e salmerini alpini, è meta prediletta dei pescatori, ma soprattutto un luogo ideale per una prima, dolce immersione nel mondo dei laghi alpini ticinesi: la teleferica rende l'esperienza accessibile anche ai bambini più piccoli, e le rive erbose si prestano perfettamente a un momento di gioco libero — sassi lanciati in acqua, piccole torri di pietre, un binocolo puntato sulle creste circostanti.
Lago Ritom: la funicolare più ripida che le Alpi ricordino
A pochi chilometri dal Tremorgio, nel comune di Quinto, la Funicolare del Ritom è probabilmente l'impianto più celebre dell'intera Val Piora — e a ragione. Costruita a partire dal 1917 per servire il cantiere della diga e della condotta forzata della centrale idroelettrica delle allora Ferrovie Federali Svizzere, fu aperta al trasporto pubblico il 1° luglio 1921, dopo che il Comune di Quinto, appoggiato dal governo cantonale, ne aveva chiesto l'apertura per collegare stabilmente le frazioni di montagna al fondovalle durante tutto l'anno. Su un percorso di appena 1'369 metri, la funicolare supera un dislivello di 786 metri con una pendenza massima dell'87,8% — una delle più ripide al mondo tra gli impianti aperti al pubblico, seconda in Europa solo alla svizzera Gelmerbahn.
Salire a bordo, tra Piotta (1'010 m) e la stazione di Piora (1'793 m), è già di per sé un'esperienza da non perdere: dodici minuti in cui il panorama sull'Alta Leventina si apre progressivamente sotto i piedi, mentre la cabina affronta una pendenza che, vista dal basso, sembra quasi impossibile. Dal 2011 l'impianto è iscritto nell'Inventario svizzero degli impianti a fune, che lo riconosce come un vero e proprio monumento di ingegneria e patrimonio tecnico nazionale — un dettaglio che rende la salita ancora più speciale da raccontare ai più piccoli: non un semplice "ascensore" per la montagna, ma un pezzo di storia dell'ingegneria ferroviaria svizzera.
Una volta in quota, il lago Ritom si rivela il più grande specchio d'acqua di montagna dell'intero Cantone. Come per il Tremorgio, anche qui la mano dell'uomo ha avuto un ruolo decisivo: un primo sbarramento fu realizzato nel 1918, innalzato ulteriormente nel 1950 con una diga di 23 metri che ne permise il pieno sfruttamento idroelettrico. Ancora oggi la centrale del Ritom, con le sue quattro turbine Pelton, fornisce annualmente circa 155 milioni di kWh — energia impiegata direttamente per la trazione dei treni sulla storica linea del Gottardo, coprendo da sola una quota significativa del fabbisogno energetico delle ferrovie svizzere.
Prima di diventare un bacino artificiale, gli studiosi ritengono che il lago Ritom presentasse probabilmente le stesse condizioni di "meromissi" — la particolare stratificazione delle acque che non si mescolano mai — oggi osservabili nel vicino lago di Cadagno. Una tradizione locale racconta che durante i lavori di costruzione della diga, alcuni operai si ammalarono gravemente dopo aver bevuto l'acqua del lago: un indizio, secondo alcuni, della presenza di quelle stesse acque "pesanti" e povere di ossigeno che oggi rendono così speciale il lago vicino.
Per le famiglie, il Ritom è anche il punto di partenza naturale della passeggiata verso la terza tappa della giornata: un sentiero pianeggiante — quasi interamente su strada sterrata — che costeggia la riva del lago e conduce, con calma, fino al Lago di Cadagno.
Lago di Cadagno: il laboratorio naturale dove il tempo si è fermato
Chi osserva il lago di Cadagno dall'alto vede un placido bacino alpino, incorniciato dai pascoli dell'Alpe di Piora. Ma la sua vera natura si nasconde sotto la superficie: il Cadagno è uno dei pochissimi laghi meromittici naturali d'Europa, un fenomeno così raro e scientificamente rilevante da renderlo, da oltre quarant'anni, un modello di studio unico a livello mondiale. "Meromissi" significa che le acque del lago non si mescolano mai completamente: uno strato superficiale, dolce e ricco di ossigeno, resta permanentemente separato da uno strato profondo, salato e privo di ossigeno, alimentato non da immissari di superficie ma da sorgenti sulfuree che sgorgano direttamente dal fondale.
Tra questi due mondi che non si toccano mai esiste una sottilissima fascia intermedia, il chemoclino, dove a una profondità di undici-tredici metri prospera una popolazione di batteri fototrofi color porpora — organismi ancestrali capaci di vivere di luce e zolfo, in condizioni che ricordano da vicino quelle della Terra primordiale, prima della comparsa dell'ossigeno nell'atmosfera. È qui che, dal 1994, la Fondazione Centro di Biologia Alpina — nata dalla collaborazione tra il Cantone Ticino e le università di Ginevra e Zurigo, poi affiancate da USI e SUPSI — accoglie ogni anno oltre duemila ricercatori provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti, in quello che è diventato uno dei più importanti osservatori al mondo per lo studio delle origini della vita sulla Terra.
Negli ultimi anni il fascino scientifico del Cadagno ha superato i confini della ricerca specialistica: un video divulgativo dedicato al lago, realizzato in collaborazione con un celebre programma educativo internazionale, ha raccolto in poche ore centinaia di migliaia di visualizzazioni online, portando per la prima volta un soggetto interamente ticinese sotto i riflettori di un pubblico globale. Un promemoria di come, a volte, i luoghi più "segreti" siano anche quelli più straordinari.
Per raggiungerlo dalla stazione a monte della funicolare del Ritom, la strada è semplice: si scende verso la diga del lago Ritom, si costeggia la sua sponda nord su una comoda stradina sterrata, si oltrepassa la piccola cappella di San Carlo e si arriva al piccolo nucleo estivo di Cadagno di Fuori, dove — oltre ad alcune malghe private — si trova anche un rifugio. Da qui, proseguendo verso l'Alpe di Piora, si raggiunge il lago di Cadagno e il Centro di Biologia Alpina. Il percorso, quasi interamente pianeggiante, richiede in tutto tra i trenta e i quarantacinque minuti a passo tranquillo — perfetto per un pomeriggio in famiglia, con soste libere per l'osservazione di marmotte (piuttosto comuni sull'altopiano) e, con un po' di fortuna, di qualche gipeto in volo.
L'Alpe di Piora, con i suoi 3'500 ettari di superficie — di cui circa mille di pascolo produttivo — è la più estesa alpe del Cantone Ticino, e la sua caseificio, completamente rinnovato nel 2005, produce ogni estate circa tremila forme del pregiato formaggio d'alpe Piora: un'occasione perfetta per un piccolo acquisto da portare a casa, e per raccontare ai bambini come, ancora oggi, la tradizione della transumanza estiva sopravviva proprio accanto a uno dei laboratori scientifici più avanzati d'Europa.
Il programma della giornata, a colpo d’occhio
| Orario indicativo | Tappa | Cosa fare |
|---|---|---|
| 08:30 | Partenza | Trasferimento in minibus verso Rodi-Fiesso, Alta Leventina |
| 09:15 | Lago di Tremorgio | Salita in teleferica, passeggiata intorno al lago, sosta alla Capanna Tremorgio |
| 11:15 | Trasferimento | Discesa e breve tragitto in minibus fino a Piotta |
| 11:45 | Lago Ritom | Salita con la storica funicolare (12 minuti), tempo libero in quota |
| 13:00 | Pausa pranzo | Pranzo al sacco o in un rifugio in quota (non incluso) |
| 14:00 | Lago di Cadagno | Passeggiata pianeggiante lungo il Ritom fino a Cadagno, visita all'area del Centro Biologia Alpina |
| 16:00 | Rientro | Discesa con la funicolare e trasferimento verso l'alloggio |
Orari puramente indicativi: adattateli ai tempi di gioco dei più piccoli e agli orari stagionali degli impianti, che vi consigliamo sempre di verificare prima della partenza.
In Val Bavona: cascate, nuclei di pietra e laghi ai piedi del ghiacciaio
La seconda giornata ci porta in un mondo completamente diverso: la Val Bavona, una delle valli più selvagge e meno addomesticate di tutte le Alpi svizzere, ancora oggi priva di corrente elettrica lungo gran parte del suo corso e abitata solo nei mesi estivi. Qui il rapporto tra uomo e roccia raggiunge forme quasi scultoree, prima di salire, con un'ultima funivia, fino a un altopiano d'alta quota disseminato di laghetti color smeraldo, ai piedi di uno dei ghiacciai più fotografati del Cantone.
Val Bavona e la cascata di Foroglio: un museo a cielo aperto
Prima di salire verso i laghi d'alta quota, la Val Bavona merita una sosta con calma. Questa valle laterale della Vallemaggia si estende per una decina di chilometri dall'Alpe di Robiei fino a Bignasco, dove il fiume Bavona confluisce nella Maggia. Dodici nuclei storici — Mondada, Fontana, Sabbione, Ritorto, Foroglio, Roseto, Fontanelada, Faedo, Sonlerto e San Carlo, tra gli altri — punteggiano il fondovalle, ciascuno testimonianza di una civiltà contadina che per secoli ha saputo adattarsi a un territorio tra i più ripidi e sassosi di tutto l'arco alpino, segnato da frane colossali e pareti a strapiombo.
Qui l'ingegno umano si è dovuto misurare con condizioni estreme, e i segni di questa sfida sono ovunque: gli "splüi", ripari ricavati sotto enormi massi di frana e trasformati in abitazioni o stalle; i "prati pensili", piccoli orti coltivati sulla sommità di macigni per sottrarli alla voracità delle capre; le torbe, i tradizionali granai in pietra e legno costruiti su piedritti per proteggere il raccolto dall'umidità e dai roditori. A Sonlerto, in particolare, le case sono state edificate letteralmente incastonate tra i massi di un'antica frana preistorica, pur di non sottrarre nemmeno un metro quadrato di terreno al pascolo.
Il nucleo più celebre della valle è senza dubbio Foroglio, dove poche case dall'ampio loggiato si stringono attorno a una piccola chiesa cinquecentesca, proprio di fronte a una spettacolare cascata che precipita per decine di metri nel cuore del villaggio. È uno dei luoghi più fotografati dell'intero Ticino, e a ragione: la combinazione di roccia, acqua e architettura tradizionale crea un quadro che sembra sospeso fuori dal tempo.
Non esistono, per la Val Bavona, leggende "spettacolari" quanto quella del Tremorgio o miti scientifici come quello del Cadagno. Il suo fascino è di natura diversa: è il racconto silenzioso, scritto nella pietra degli splüi e nei prati pensili, di una comunità che per secoli ha trasformato l'ostilità della montagna in una forma di convivenza quasi simbiotica — un patrimonio che l'UNESCO e gli studiosi di architettura alpina considerano tra i più significativi d'Europa per la sua autenticità.
Una breve passeggiata tra i nuclei — anche solo dal parcheggio di Foroglio fino alla base della cascata e ritorno — regala ai bambini un'immersione diretta in un modo di vivere la montagna che, altrove, è quasi del tutto scomparso.
Robiei: i laghi smeraldo ai piedi del ghiacciaio del Basodino
Da San Carlo, l'ultimo nucleo abitato della Val Bavona, la funivia più lunga del Canton Ticino sale in appena quindici minuti fino a Robiei, a quota 1'890 metri circa, proprio ai piedi del ghiacciaio del Basodino. Realizzata negli anni Sessanta dall'Ofima — le Officine Idroelettriche della Maggia — per la costruzione della centrale e delle dighe di Robiei, dello Zött e del Cavagnöö, la funivia continua ancora oggi a trasportare il personale addetto alla manutenzione degli impianti, oltre a circa ventimila visitatori ogni estate: escursionisti, pescatori e famiglie in cerca di un pomeriggio fuori dal comune.
Ciò che si scopre in quota è un paesaggio quasi lunare, punteggiato da laghetti color smeraldo — tra cui il Lago di Robiei, facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione d'arrivo della funivia in pochi minuti — incorniciati da rocce granitiche levigate dai ghiacciai e circondati da una fauna alpina di grande varietà: non è raro avvistare stambecchi o marmotte già nei pressi della stazione d'arrivo. Sullo sfondo, il ghiacciaio del Basodino, uno dei più fotografati e monitorati del Cantone, offre un punto di osservazione privilegiato — anche se, come molti ghiacciai alpini, negli ultimi decenni si è progressivamente ritirato.
Chi desidera capire davvero come funziona l'energia idroelettrica che alimenta parte della Svizzera può prenotare, alla reception dell'Albergo Robiei, la chiave per il percorso didattico che si snoda nei cunicoli della diga: un'esperienza che spiega, in modo semplice e accessibile anche ai ragazzi, come l'acqua di questi laghi d'alta quota venga trasformata in elettricità — un salto complessivo di quasi 2'200 metri tra il bacino più alto del sistema e il livello del Lago Maggiore, tra i più elevati sfruttati da un'unica catena di impianti in tutta la Svizzera.
Per chi ha voglia di allungare la passeggiata, il sentiero glaciologico del Basodino — un percorso ad anello di circa dieci chilometri, corredato di pannelli informativi — permette di approfondire la geologia e la storia recente del ghiacciaio; per le famiglie con bambini più piccoli, è però perfettamente sufficiente una passeggiata più breve tra i laghetti nei pressi della stazione d'arrivo, con soste libere per l'osservazione della fauna e, perché no, qualche sasso lanciato nell'acqua turchese.

Il programma della giornata, a colpo d’occhio
| Orario indicativo | Tappa | Cosa fare |
|---|---|---|
| 08:30 | Partenza | Trasferimento in minibus verso Bignasco e la Val Bavona |
| 09:15 | Foroglio | Passeggiata tra i nuclei storici, visita alla cascata |
| 10:30 | Trasferimento | Proseguimento in minibus fino a San Carlo |
| 11:00 | Robiei | Salita con la funivia (15 minuti), passeggiata ai laghetti |
| 13:00 | Pausa pranzo | Pranzo al sacco o presso l'Albergo Robiei (non incluso) |
| 14:30 | Tempo libero | Percorso didattico della diga (facoltativo) o passeggiata al ghiacciaio |
| 16:00 | Rientro | Discesa con la funivia e trasferimento verso casa |
Anche qui, orari indicativi da adattare al ritmo del gruppo e agli orari stagionali della funivia, sempre da verificare prima della partenza.
... Ma se avete un giorno in più...
Due giornate bastano per assaggiare il meglio dei laghi alpini segreti del Ticino, ma se il vostro weekend può allungarsi — o se semplicemente volete già pianificare la prossima gita — ecco altre due valli che meritano lo stesso trattamento, ciascuna con un carattere completamente diverso dalle precedenti.
Opzione A — Val di Blenio: la diga e il lago di Luzzone
Nell'alta Valle di Blenio, tra i comuni di Ghirone e Aquila, si erge una delle opere di ingegneria più imponenti di tutto il Cantone: la diga del Luzzone, completata nel 1963, alta ben 225 metri — innalzata poi di ulteriori 17 metri nel 1997-98 per aumentarne del 23% la capacità d'invaso. Il bacino artificiale che ne deriva ha un volume di circa 107 milioni di metri cubi e una lunghezza di 3,1 chilometri, alimentato dal Brenno di Luzzone e da un sistema di gallerie lungo oltre quindici chilometri che raccoglie le acque anche dalla Val Bedretto e dall'Alta Bavona.
Prima che la valle venisse allagata, sul fondo dell'attuale bacino sorgevano le cascine del Monte Sasso e ampi prati da fieno che per generazioni avevano sostenuto l'economia alpigiana della zona. Le fotografie storiche del cantiere, scattate proprio nel punto dove oggi si trova la superficie del lago, mostrano un mondo che il progresso ha sommerso per sempre — un parallelo reale, quasi commovente, con le antiche leggende di villaggi inghiottiti dalle acque che si raccontano altrove in Ticino.
Oggi la diga del Luzzone è nota anche agli sportivi per un primato del tutto diverso: sulla sua parete è stata allestita la via di arrampicata artificiale più lunga al mondo, con oltre 650 appigli distribuiti su cinque tiri e centosessantacinque metri di sviluppo verticale — una sfida riservata ad arrampicatori esperti, ma che regala comunque, a chi si limita a osservarla dal basso, un'idea plastica delle dimensioni dell'opera. Per le famiglie, la visita guidata all'interno della diga — che dura circa centosessanta minuti e permette di scoprire sia i locali tecnici sia l'attraversamento a piedi della corona — è un'esperienza istruttiva e memorabile, mentre la strada che sale da Ghirone, pur ricca di tornanti, è percorribile comodamente in minibus fino alla diga stessa.
Opzione B — Vallemaggia: Bosco Gurin e il popolo Walser
Se preferite un'atmosfera più raccolta, a misura di villaggio, la meta ideale è Bosco Gurin: a 1'504 metri di quota, il comune più alto dell'intero Canton Ticino, fondato nel 1253 da coloni Walser giunti dall'Alto Vallese attraverso il passo del Gries. È l'unico comune ticinese di lingua tedesca: ancora oggi una parte della popolazione parla correntemente il "Ggurijnartitsch", l'idioma walser locale, e l'architettura del villaggio — basamenti in pietra e parte superiore in legno, granai su piedritti chiamati "Gadumtschi" — racconta sette secoli di adattamento a una delle quote abitate più difficili delle Alpi.
La leggenda più amata di Bosco Gurin è quella del Weltu, un misterioso popolo silvestre che vivrebbe ancora nei boschi intorno al villaggio, riconoscibile per una particolarità inquietante: i piedi rivolti completamente all'indietro, così da confondere chiunque tenti di seguirne le tracce. Accanto al Weltu, il folclore locale racconta di numerose altre figure magiche e demoniache che popolerebbero i boschi e le cime circostanti — un patrimonio narrativo diverso, per lingua e per immaginario, da quello del resto del Cantone, e proprio per questo particolarmente affascinante da raccontare ai bambini.
Dal villaggio, un sentiero facile — o, in alternativa, la funivia della Grossalp — conduce fino al Lago di Bosco, un idillico laghetto di montagna che completa perfettamente la giornata: un'ultima immersione in un paesaggio alpino che profuma di larici e di storie tramandate in un dialetto che, altrove in Svizzera, non si sente più.
Consigli pratici per godersi il weekend con famiglie e gruppi
Un itinerario tra laghi alpini, funicolari e teleferiche richiede qualche piccola accortezza in più rispetto a una gita di città. Ecco i consigli che condividiamo più spesso con chi organizza queste giornate per la prima volta.
Vestitevi a strati. Tra il fondovalle e i 1'900 metri di quota la temperatura può scendere anche di dieci gradi, e il vento in prossimità dei laghi si fa sentire anche in piena estate. Un pile o una giacca a vento per ogni componente del gruppo, bambini compresi, non è mai un peso inutile.
Calzature adeguate. Molti dei sentieri descritti in questo itinerario sono facili e in gran parte pianeggianti, ma restano pur sempre sentieri di montagna: scarpe da trekking o comunque scarpe chiuse e con una suola robusta sono da preferire ai sandali, specialmente per i bambini più piccoli che tendono a esplorare le rive dei laghi.
Verificate sempre gli orari stagionali. Funicolari e teleferiche di montagna operano generalmente da fine maggio/inizio giugno fino a inizio ottobre, con orari che possono variare in base alla stagione e alle condizioni meteo. Prima di partire, è sempre bene verificare gli orari aggiornati direttamente sui siti degli impianti.
Portate acqua e uno spuntino. In quota i punti di ristoro esistono — capanne, rifugi, l'albergo di Robiei — ma non sempre sono numerosi o rapidi da raggiungere nei momenti di maggiore affluenza. Un piccolo pranzo al sacco garantisce flessibilità, soprattutto con bambini che hanno bisogno di mangiare a orari regolari.
Rispettate i pascoli e la fauna. Molti dei laghi di questo itinerario si trovano all'interno di alpeggi ancora attivi: cani al guinzaglio, distanza dal bestiame e attenzione a non disturbare marmotte e altri animali selvatici sono piccoli gesti che fanno una grande differenza per la sostenibilità di questi luoghi.
Pianificate i tempi con margine. Con bambini, il tempo "di gioco libero" sulle rive di un lago tende sempre a dilatarsi rispetto ai programmi. Meglio prevedere un margine di flessibilità piuttosto che rincorrere un orario troppo rigido: è proprio in quei momenti non programmati che nascono i ricordi più belli del weekend.
Perché affrontare questo itinerario in autobus o minibus
Chi ha già provato a organizzare una gita di gruppo tra le valli ticinesi conosce bene il problema: più famiglie, più auto, più parcheggi da trovare — spesso in aree di sosta ridotte, ai piedi di funicolari e teleferiche che nei weekend estivi possono riempirsi rapidamente. A questo si aggiungono strade di montagna strette, con tornanti impegnativi come quelli che salgono verso il Luzzone o la Val Bavona, dove guidare con attenzione — magari dopo una giornata già intensa — richiede esperienza e concentrazione.
Un autobus o un minibus a noleggio, con un autista che conosce le strade di montagna del Cantone, risolve entrambi i problemi in un colpo solo. L'intero gruppo — famiglie con bambini, nonni, amici — viaggia insieme, senza il pensiero di restare separati o di doversi coordinare su più veicoli. Gli spostamenti tra una tappa e l'altra, che in questo itinerario sono frequenti, diventano un momento di pausa e convivialità piuttosto che un'incombenza organizzativa. E la scelta del mezzo può adattarsi perfettamente alle dimensioni del gruppo: un minivan per una decina di persone, un minibus per un gruppo più numeroso, un autobus per una gita tra più famiglie o un'intera classe.
Autolinee Svizzere Private SA, con sede a Bellinzona, mette a disposizione autobus, minibus e minivan a noleggio per l'intero Canton Ticino e oltre, con autisti che conoscono a fondo le strade — e le storie — di queste valli. Non offriamo pacchetti di viaggio completi né prenotazioni di hotel o ristoranti: la nostra specialità è il trasporto, pensato su misura per itinerari come questo, lasciando a voi la libertà di organizzare il resto del weekend come preferite.
Organizzate il vostro weekend tra i laghi alpini segreti del Ticino
Raccontateci quante persone siete e quali tappe vi interessano: vi aiutiamo a trovare il mezzo più adatto al vostro gruppo, con un autista che conosce ogni tornante di queste valli.
Richiedi un preventivo per il tuo gruppoDomande frequenti sui laghi alpini del Ticino
Qual è il periodo migliore per visitare i laghi alpini del Ticino?
La finestra ideale va da metà giugno a inizio ottobre, quando funicolari, teleferiche e funivie di montagna sono generalmente in funzione e la neve ha lasciato liberi i sentieri d'alta quota. Luglio e agosto offrono le temperature più stabili, ma anche la maggiore affluenza nei weekend: se possibile, un sabato di inizio o fine stagione regala la stessa bellezza con meno folla.
Questo itinerario è davvero adatto a bambini piccoli?
Sì, con qualche accortezza. I tratti a piedi descritti in questo itinerario — intorno al Tremorgio, lungo il Ritom fino a Cadagno, tra i laghetti di Robiei — sono in gran parte pianeggianti o con pendenze molto dolci. Alcuni tratti, come il sentiero didattico del Ritom, sono meno indicati per i passeggini: in quei casi vi segnaliamo sempre un'alternativa più semplice nel testo.
Serve essere escursionisti esperti per questo weekend?
No. L'itinerario è pensato proprio per chi non pratica trekking impegnativi: funicolari, teleferiche e funivie fanno gran parte del "lavoro in salita", lasciando ai visitatori solo passeggiate brevi e facili una volta raggiunta la quota.
Perché il lago di Cadagno è considerato così speciale dagli scienziati?
Perché è uno dei pochissimi laghi meromittici naturali d'Europa: le sue acque non si mescolano mai, creando una netta separazione tra uno strato superficiale ossigenato e uno strato profondo privo di ossigeno, popolato da batteri capaci di vivere in condizioni simili a quelle della Terra primordiale. Per questo motivo, dal 1994, ospita un centro di ricerca internazionale frequentato ogni anno da migliaia di scienziati.
Cosa significa la leggenda del lago di Tremorgio?
La leggenda racconta che il lago sia nato quando un castello, appartenuto a un certo Tremor, sprofondò in una voragine dopo l'inganno della Befana, travestita da principessa. È un racconto tipico del folclore alpino, che unisce elementi fiabeschi a una spiegazione fantastica della forma insolitamente circolare del lago — forma che, curiosamente, alcuni geologi hanno collegato a un possibile, antichissimo impatto meteoritico.
Cosa si intende per "villaggio sommerso" del lago di Luzzone?
Prima della costruzione della diga, completata nel 1963, sul fondo dell'attuale bacino sorgevano cascine e prati da fieno legati all'economia alpigiana della zona, tra cui quelli del Monte Sasso. Con la creazione del lago artificiale, questi luoghi sono rimasti sommersi per sempre: un parallelo reale con le leggende di villaggi inghiottiti dalle acque che si tramandano in molte altre valli alpine.
Chi è il Weltu di Bosco Gurin?
È la figura più celebre del folclore Walser di Bosco Gurin: un misterioso essere silvestre, dai piedi rivolti all'indietro, che vivrebbe ancora nei boschi intorno al villaggio. La leggenda fa parte di un patrimonio narrativo unico in Ticino, legato alla comunità di lingua Walser che colonizzò la valle a partire dal 1253.
È possibile organizzare questo itinerario per un gruppo numeroso, come una gita scolastica o aziendale?
Sì. Le tappe descritte — Val Piora, Val Bavona, con le estensioni facoltative al Luzzone o a Bosco Gurin — si prestano bene sia a piccoli gruppi familiari sia a comitive più numerose, grazie alla capacità di trasporto delle funicolari e delle funivie coinvolte. Il modo più semplice per organizzare gli spostamenti tra le diverse tappe è affidarsi a un autobus o minibus a noleggio con autista.
Serve prenotare in anticipo funicolari e teleferiche?
Per gruppi numerosi è generalmente consigliabile contattare in anticipo la gestione dell'impianto (funicolare del Ritom, teleferica del Tremorgio, funivia San Carlo-Robiei) per verificare orari, tariffe di gruppo e disponibilità, soprattutto nei weekend di alta stagione.
Autolinee Svizzere organizza anche il pernottamento o i pasti per questo weekend?
No: Autolinee Svizzere Private SA è specializzata nel noleggio di autobus, minibus e minivan con autista per il trasporto di gruppi e famiglie, non nell'organizzazione di pacchetti di viaggio completi. Il nostro contributo a questo weekend è portarvi comodamente, e in sicurezza, da una tappa all'altra: la scelta di alloggio e ristorazione resta nelle vostre mani, secondo i vostri gusti e il vostro budget.
Un weekend, sei storie, un solo filo conduttore
Dal castello inghiottito dalla Befana sul Tremorgio, alla ripidissima funicolare che porta al lago Ritom, fino alle acque impossibili del Cadagno che non si mescolano mai da millenni; dai nuclei di pietra della Val Bavona ai laghi color smeraldo di Robiei, ai piedi del Basodino — e, per chi vorrà proseguire, dal villaggio sommerso del Luzzone al popolo silvestre di Bosco Gurin: sei storie diverse, sei paesaggi diversi, per un unico weekend che resterà impresso nella memoria di famiglie e gruppi di amici molto più a lungo di una qualsiasi cartolina da lago.
Il Ticino che si nasconde in quota non chiede grandi imprese sportive: chiede solo la curiosità di salire un po' più in alto di dove ci si ferma di solito, e magari qualcuno che si occupi della strada, così che tutto il gruppo possa concentrarsi solo su una cosa: godersi la vista.
Fonti principali: Wikipedia (voci sui laghi Tremorgio, Ritom, Cadagno, di Tom, sulla diga del Luzzone e su Bosco Gurin), Centro di Dialettologia e di Etnografia del Canton Ticino (Laghetti alpini della Svizzera italiana), sito ufficiale della Funicolare Ritom-Piora, Centro Biologia Alpina di Piora / SUPSI, Ofima e Robiei.ch, MySwitzerland.com, Comune di Quinto, materiale turistico ufficiale di Ascona-Locarno e Bellinzonese e Alto Ticino.













